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La mafia uccide solo d’estate

Locandina del film La mafia uccide solo d’estate
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La mafia uccide solo d’estate
(La mafia uccide solo d'estate, )

Arturo nasce a Palermo lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino, mafioso di rango, viene eletto sindaco. Ad otto anni è già innamorato di Flora, una compagna di banco, che vede come una principessa. Arturo è un ragazzo come tanti dell'Italia degli anni '70 ma, a differenza dei suoi coetanei del nord, la sua vita sentimentale e civile deve sempre fare i conti con la mafia. Nonostante di questa presenza ingombrante nella sua vita ed in quella dei suoi concittadini, solo lui sembra accorgersene. Tutti negano, compresa la sua adorata Flora, che non sopporta più questa sua ossessione.

«L’idea era quella di raccontare la Palermo degli anni 70, 80, fino al 92, attraverso gli occhi di un bambino che applica alla lettera i ragionamenti degli adulti. In Sicilia non si voleva ammettere il problema che si chiama mafia, girandosi dall’altra parte. A Milano la gente mi faceva domande sulla mafia pensando ai Totò Riina, ai Corleonesi, ai contadini. Tento di spiegare che non c’è differenza tra Palermo bene, onesta e Palermo mafiosa».

Pif, all'anagrafe Pierfrancesco Diliberto, conduttore e autore televisivo (Il Testimone-Mtv) esordisce nella regia cinematografica con un film che racconta l'educazione sentimentale e civile di un bambino nella Palermo degli anni 70.  Arturo, come tutti i bambini, accetta passivamente i ragionamenti degli adulti, che preferiscono girarsi dall'altra parte, piuttosto che ammettere l'esistenza del "problema" chiamato mafia. Pian piano, però, cresce in lui la consapevolezza dell'importanza di avere una presa di posizione chiara nei confronti della mafia, nonostante nessuno lo ascolti. L'ostinazione a interessarsi di mafia come un fenomeno reale lo farà diventare giornalista, ma lo separerà anche dalla sua Flora e i due si ricongiungeranno soltanto dopo le stragi del 1992, che apriranno definitivamente gli occhi alla ragazza.

Pif ci tiene a precisare che non è un film autobiografico, anche se essendo cresciuto a Palermo gli spunti personali non mancano: “A Palermo bisogna essere o bianchi o neri, perché la mafia è grigia, ti trascina verso di sé… ed è dappertutto: mentre giravo, mi sono reso conto che il posto dove giocavo a pallone da piccolo era proprio di fronte alla casa di Vito Ciancimino. Ciancimino riceveva Bernardo Provenzano, magari al boss è arrivata pure qualche pallonata…”  Mentre i fatti che si succedono sullo sfondo sono tutti realmente accaduti. 

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