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La bella società

Locandina del film La bella società
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La bella società
(La bella società, 2010, Italia)

Film corale, inizia negli anni 60 nella Sicilia delle grandi lotte sociali, e prosegue negli anni 80 a Torino, dove i due fratelli al centro della storia, Giuseppe e Giorgio, si recano perchè uno dei due deve subire un intervento chirurgico agli occhi. Nella città sabauda conoscono una donna molto attraente che sembra aver avuto un ruolo nell’omicidio di un dirigente Fiat, ucciso da un gruppo terroristico. Protagonisti sono David Coco e Marco Bocci nel ruolo dei due fratelli, Mariagrazia Cucinotta nei panni di Maria, madre vedova dei due ragazzi e Raoul Bova in quello di Romolo, cinematografaro venuto in Sicilia dalla capitale per girare un film. Ci sono poi Giancarlo Giannini, il farmacista Antonio Guarrasi segretamente innamorato di Maria ed Enrico Lo Verso, Nello, amico dei due fratelli e figlio del farmacista. Tra gli interpreti anche una coppia storica del cinema, Antonella Lualdi e Franco Interlenghi, i genitori di Romolo giunti nell'isola alla ricerca del figlio misteriosamente scomparso. Una trama ricca di intrecci che si sviluppa in un arco di tempo che va dagli anni '60 agli anni '80, per raccontare i cambiamenti repentini di una regione e con essa degli abitanti che la vivono quotidianamente. Lotte sociali, conflitti familiari, scontri di classe, questi ed altri ancora gli ingredienti del film di Cugno che ci fa scoprire una Sicilia poco conosciuta, quella dell'entroterra, ricca di colori caldi e accesi, di paesaggi collinari, di distese infinite di grano. In una prima parte girata interamente nell'isola e in una seconda che vede a Torino il proseguo dell'intera vicenda, sullo sfondo delle azioni delle Br e degli scioperi alla Fiat.

 

Trent’anni di vita siciliana, dai ’60 agli ’80, attraverso amori, dolori, lotte sindacali e verità nascoste, in una parabola famigliare scandita da fatti storici realmente accaduti, vedi la rivolta agraria di Avola del ’68 e gli anni difficili torinesi della Fiat, impreziosita da citazioni ‘sicule’ cinematografiche impeccabili che rimandano al Germi di Nel nome della legge all’Antonioni de L’Avventura. Non si parla però di mafia. “Un’assenza voluta e cercata fino in fondo – afferma il regista Gian Paolo Cugno alla sua opera seconda – per dimostrare che è possibile raccontare l’epopea di una famiglia, in Sicilia, senza dovere ricorrere alla mafia”. “Non tutte le storie ambientate in Sicilia grazie a Dio, hanno a che fare con la mafia. – sottolinea il regista – All’inizio l’ho sfiorata, poi ho cercato di liberarmene. Perché spesso ne abusiamo senza poi conoscerla fino in fondo. Perché la mafia non è una sparatoria o un regolamento di conti: mafia è uno sguardo, un comportamento, un modo di essere. E io volevo fare tutto un altro film. Volevo raccontare la vicenda di due fratelli, legati indissolubilmente quasi fossero due eroi di una tragedia greca, e seguiti per trent’anni nella loro vita”. Entusiasta Raoul Bova del suo personaggio: “Per fortuna posso cambiare diversi registri, di passare da commedie a film più impegnati, alcuni prodotti insieme a mia moglie. Un ruolo determinante lo giocano passione, cuore, istinto: se ci sono queste tre componenti mi butto a capofitto nel progetto”. Anche Maria Grazia Cucinotta ha solo parole positive per questa esperienza: “Ho avuto finalmente l’occasione di vivere negli anni ’60 e per di più nella mia Sicilia”.

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