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Là bas - Educazione Criminale

Locandina del film Là bas - Educazione Criminale
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Là bas - Educazione Criminale
(Là-bas, 2011, Italia)

Là Bas in francese significa ‘Laggiù’ . Per gli africani indica genericamente dove sono andati, in cerca di fortuna o per disperazione, i loro cari ed amici, cioè altrove, a sud o a nord… lontano.

Castel Volturno, circa trenta chilometri da Napoli. È il 18 settembre 2008. Un commando di camorristi irrompe in una sartoria di immigrati africani. Sparano all’impazzata un centinaio di proiettili, ammazzando sei ragazzi di colore e ferendone un altro gravemente.

Yssouf, un giovane immigrato, ha deciso quella stessa sera di chiudere i conti con suo zio Moses. L’uomo che lo ha convinto a venire in Italia. Promettendogli un futuro da onesto artigiano e trasformandolo invece nel cinico gestore di un giro milionario di cocaina.

Invischiati nella loro storia, un altro ragazzo africano, Germain, finito per caso nel luogo della strage; la sua ragazza Asetù, che quella stessa sera canta in pubblico una canzone di Miriam Makeba; Suad, una prostituta che Yssouf sogna di riscattare dai suoi padroni.

Vincitore del “Leone del Futuro Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis”, Là Bas, - Educazione criminale è il ‘romanzo di formazione criminale' di un giovane immigrato di colore e della sua sopravvivenza nella difficile realtà di Castel Volturno, definita da Saviano "la più africana delle città europee". Guido Lombardo ha scritto la sceneggiatura nel 2006 durante un viaggio a Napoli, dove ha incontrato un ragazzo africano che vendeva fazzoletti ad un semaforo. Il progetto è poi definitivamente andato in porto nel settembre del 2008 dopo la strage di Castel Volturno.

“Stare lì, è un po’ come stare in Africa – spiega Lombardo - ci sono le palme, il sole picchia, la sera è pieno di zanzare e soprattutto non c’è lavoro, e l’unica alternativa è tra lo sfruttamento e il crimine. E’ di questa scelta che parla il mio film. Nella zona di Castel Volturno non vivono solo ventimila africani, di cui almeno la metà clandestini, ma anche alcuni italiani che hanno fatto la stessa scelta. Per molti anni africani e italiani, neri e bianchi sono stati in pace. Ma una pace esposta a terribili cortocircuiti come quello del 18 settembre 2008: con i suoi sei ragazzi innocenti ammazzati in una sartoria. Persone capitate lì per caso, la cui morte doveva servire, in un folle disegno criminale, a lanciare un messaggio, un avvertimento mafioso”.

 

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