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L’uomo nero

Locandina del film L’uomo nero
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L’uomo nero
(L'uomo nero, 2009, Italia)

Decimo film da regista per l'attore e regista Sergio Rubini, tanto popolare quanto colto. Tra gli anni '60 e oggi una storia che racconta una ferita e una riconciliazione tra padre e figlio, ambientata nella sua amata Puglia. E, come in Colpo d'occhio, l'arte è molto presente. Qui, sotto il segno di Cézanne.

Gabriele Rossetti (Gifuni), 45 anni, torna nel suo paese d'origine, in Puglia, in occasione della malattia grave del padre Ernesto (Rubini). Quando oramai l'anziano genitore è sul letto di morte, mormora qualcosa al figlio che lo fa ritornare indietro nell'infanzia, per la precisione negli anni sessanta. Ernesto era un capostazione, con una grande vocazione per la pittura, sposato con una professoressa di lettere Franca (Golino). Con loro vivono il figlioletto Gabriele (interpretato da bambino da Guido Giaquinto) e lo Zio Pinuccio (Scamarcio), il fratello più giovane della moglie di Ernesto che gestisce una drogheria e diventa il punto di riferimento per Gabriele. Intorno a questa storia famigliare si muovono personaggi che sono la rappresentazione di un paese retrogrado, chiuso, retrivo. Gente che non ha mai creduto in Ernesto e nel suo talento ma che ha cercato, in ogni modo, di ostacolarlo con ripercussioni su tutta la famiglia di questo lavoratore delle ferrovie con un grande amore per l'arte.

Irsina, Gravina di Puglia, Bari, San Vito dei Normanni e altri paesi ancora, qui si aggira L'Uomo Nero di Sergio Rubini, il cui titolo non ha niente a che vedere con l'inquietante personaggio che un tempo si nominava ai bambini per indurli a stare tranquilli. Oltre agli attori citati, in questa nuova regia e interpretazione di Rubini, troviamo anche Anna Falchi, Margherita Buy, Maurizio Micheli. "Questo film - afferma Rubini - ha vari punti di contatto con il mio ultimo lavoro Colpo d'occhio ma è, soprattutto, un film su un padre e un figlio. Un padre frustrato dalle sue ambizioni mancate che si riversano sul ragazzino che comincia a pensare: 'Voglio crescere e voglio diventare diverso da papà'. Ernesto, infatti, agli occhi di Gabriele si trasforma in una specie di 'uomo nero', sebbene il titolo si riferisca parimenti ad un episodio 'ferroviario'. L'Uomo Nero racconta la presa di coscienza di un bimbo, la sua voglia di smarcarsi dal padre che vede soffrire e che lo fa soffrire. Anche se non posso svelare l'epilogo, perché contiene una detection, un'inchiesta, voglio aggiungere però che questa è una pellicola su una riconciliazione. Il figlio riuscirà a vedere il padre sotto una luce diversa, fuori da ogni pregiudizio. E' una commedia dai risvolti amari". Oltre a questo in L'Uomo Nero c'è una forte presenza dell'arte, in particolare di Paul Cézanne, uno dei preferiti dal protagonisti e una riflessione sull'insensibilità verso l'amatorialità. "Una distrazione fatale - aggiunge Rubini - perché alla lunga quella voglia di farcela per mostrare un talento è stata ignorata, negli anni '60 dalla sinistra, e si è buttata sul fronte avverso. Oggi i ragazzi puntano ad emergere senza sapere fare alcunché".

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