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Kill Me Please

Locandina del film Kill Me Please
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Kill Me Please
(Kill Me Please, 2010, Belgio, Francia)

Medico all'avanguardia, il Dr. Kruger (Aurelien Recoing) vuole dare un senso al suicidio. Il suo sogno è creare una struttura terapeutica dove darsi la morte non sia più considerata una disgrazia, ma un atto consapevole svolto con assistenza medica. La sua clinica esclusiva richiama l'attenzione di un gruppo di strani personaggi, accomunati dal desiderio di morire: un famoso comico con un cancro incurabile, un commesso viaggiatore che cela sordidi segreti, un ricco erede lussemburghese, una bella ragazza con manie autolesioniste, un vecchio cabarettista berlinese dalla voce rovinata e un uomo che ha perso tutto nel gioco d'azzardo, moglie compresa. Dopo essersi consultati con Kruger sulle motivazioni che li spingono a farla finita, ciascuno di loro ha diritto a esprimere un'ultima richiesta: un pranzo speciale con cibi e vini raffinati; una squillo; o qualche altra fantasia. Ma nelle isolate montagne dove il dottore ha inteso realizzare il suo sogno del suicidio perfetto, è ancora la Morte a decidere quando colpire.

 

Miglior Film all'ultima edizione del Festival di Roma. Rendendo la morte una procedura sanitaria, nel desiderio che svanisca nei confini degli ospizi, la società è quasi riuscita a farci credere che il passaggio nel nulla sia una formalità medica, e che potremmo, un giorno, andare a suicidarci in una “clinica specializzata” nello stesso modo in cui andiamo in vacanza. Attraverso un feroce umorismo dark, questo film ci spinge a mettere a confronto il nostro sogno di una sparizione piacevole con la banale realtà della nostra mortalità. È per questo motivo che il film è stato girato in uno stile simile al documentario – utilizzando una telecamera leggera, avvicinandosi molto agli attori – ma senza voyeurismo, affinché la verità di una morte senza dolore appaia ciò che è realmente: una farsa macabra. Il regista ha mantenuto una narrazione realistica anche nella sua eccessiva stranezza, facendo sprofondare i personaggi nell’orrore: “Qui, in questo film, la tensione drammatica è concepita come una scala a chiocciola. Gira in tondo e in tondo, eppure sale sempre, finché non ti fa girare la testa quando arriva al suo apice. Poi, quando cadere nello straordinario diventa inevitabile, il film continua per la sua strada verso l’assurdo e a volte,  divertendoci.”

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