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J. Edgar

Locandina del film J. Edgar
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J. Edgar
(J. Edgar, 2011, Usa)

Il più famoso poliziotto di Hollywood si confronta con il più famoso poliziotto d’America. Callaghan racconta J. Edgar Hoover in un suntuoso biopic che si pone meno dal punto di vista della Storia che nella testa del suo protagonista. Con un Leonardo DiCaprio da Oscar!

 

Nominato capo dell'FBI dal Presidente Calvin Coolidge, J. Edgar Hoover (un impressionante Leonardo DiCaprio) è un giovane uomo ambizioso nell'America proibizionista. Figlio di un padre debole e di una madre autoritaria, Edgar è ossessionato dalla sicurezza del suo Paese, in particolare verso gli attacchi dei bolscevichi. Tanto che in breve tempo diventa il direttore dell’FBI e lo rimarrà per oltre mezzo secolo conoscendo i segreti di tutti, dal malvivente di strada al Presidente degli Stati Uniti e, potendoli così, ricattare. Ma la vita privata di Hoover – che si erge ad emblema di uomo integerrimo ed inattaccabile – è invece coperta di segreti, ad iniziare dalla sua ambigua relazione con il suo aiutante Tolson (Armie Hammer), che in moltissimi pensano essere il suo amante. In tutto questo Hoover sarà sempre aiutato dall’unica persona di cui si può fidare al mondo Helen (Naomi Watts), sua segretaria e vera e unica tenutaria di tutti i suoi importantissimi segreti, fino alla fine dei suoi giorni…

 

Clint Eastwood non finisce mai di stupire e, insieme a Dustin Lance Black che ha scritto la sceneggiatura, firma uno dei film più inafferabili, provocatori e discutibili dell’anno. J. Edgar uscito negli Usa lo scorso 11 novembre ha diviso letteralmente la critica e istigato al linciaggio della pellicola gli estimatori di Hoover a causa della ‘velata’ omosessualità del protagonista. Niente di cui stupirsi quando ci si confronta con uno degli uomini più potenti del mondo. John Edgar Hoover ha servito otto Presidenti Usa da Calvin Coolidge a Richard Nixon, ha diretto l’F.B.I. dal 1924 al 1972 (l’anno in cui è morto), ha trasformato il Federal Bureau of Investigation in un micidiale apparato di polizia, in grado di catturare ed eliminare gangster come John Dillinger o George ‘Machine Gun’ Kelly. Scoprì l’assassino del piccolo Lindbergh e dagli anni ’50 perseguitò con accanimento paranoide comunisti e pantere nere. E’ stato anche molto criticato per il suo atteggiamento decisamente reticente nelle indagini sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Hoover ha vissuto l’America della Depressione fino a quella del movimento per i diritti civili, attraverso una montagna di ricatti, lavoro sporco, manovre oscure che gli hanno permesso di tenere in scacco tutti, compresi i capi di stato. Eastwood in questo suo magnifico lavoro, aiutato da un compagno di viaggio incredibile Leonardo DiCaprio che impersona Hoover dai 19 ai 74 anni, ha cercato di catturare la dissonanza, la complessità, le contraddizioni di quest’uomo. Uno cresciuto con un madre terribilmente oppressiva che preferiva “un figlio morto ad una ‘margherita’”, vissuto in simbiosi con la sua segretaria che sapeva tutto di lui e con un giovane bello e devoto, Clyde Tolson, ovvero il numero due di Hoover all’F.B.I. con il quale ha condiviso quasi ogni giorno della propria esistenza. Ripercorrendo i rimossi di Hoover, Eastwood ripercorre anche il contorto meccanismo dell’American Dream portando il film ad avere una attualità schiacciante: l’ossessione per difendere il proprio Paese da chiunque sia ‘diverso’ (per religione, razza, sessualità...), che porta alla paura, alle guerre, alla crisi economica, al senso di incertezza totale che regna oggi nel mondo. 

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