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Invictus

Locandina del film Invictus
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Invictus
(Invictus, 2009, USA)

Uno delle figure più eminenti del secolo, Nelson Mandela, eletto Presidente del Sud Africa dopo 24 anni di prigionia razzista, traghettò il Sud Africa del post apartheid verso una convivenza pacifica tra bianchi e neri, considerata da tutti impossibile. Grazie al rugby. Questa è la vera storia, raccontata da Clint Eastwood.

 

Sconfitto l'apartheid, Nelson Mandela (Freeman), capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle prime libere elezioni del Paese. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall'evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana bandita dagli anni '80 dai campi di tutto il mondo a causa dell'apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore, di solito occupato per tifare la squadra avversaria. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l'ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la maglia di jersey degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. A collaborare con lui a questo progetto di integrazione e pacificazione attraverso lo sport, Francois Pienaar (Damon), il capitano della nazionale Sudafricana.

 

Al suo nono film - questa volta solo da regista - il grandissimo Eastwood ne realizza uno, apparentemente, tra i suoi più imprevedibili. Al centro non c'è un outsider, un cavaliere solitario, un eroe maledetto, ma una figura istituzionale, un ex-capo di stato, vivente ed ancora attivo, e già passato alla storia. Ciònonostante non cambia il registro di Eastwood, perché di fatto la pellicola contiene tutte le sue tematiche: il razzismo, la convivenza, la ricerca della pace, il cuore di una nazione ... Adattato dal romanzo "The Human Factor: Nelson Mandela and the Game that Changed the World" di John Carlin, Invictus è un progetto portato a Eastwood da Morgan Freeman, grande amico di Mandela, oltreché di Eastwood. I due attori hanno già realizzato insieme Million Dollar Baby e Gli Spietati, due pellicole imperniate sul tema del perdono. Come Invictus, che rimanda all’impossibilità di perdonare, o di essere perdonati – dal destino, da se stessi, dalle proprie azioni, dai propri figli – che sono tra i fardelli più pesanti che si portano dietro gli eroi cari al regista. “Ho voluto fare questo film perché apprezzo le persone per il loro valore – ha detto Eastwood – invece che per il colore della pelle. D’altra parte Mandela ha una nobiltà e un carisma fuori dal comune e trovo che i leader nel momento giusto siano importanti. Il mondo di oggi coi suoi conflitti e crisi economiche ne ha più bisogno che mai, almeno ha bisogno di ispirazione e non credo ci faccia male guardare a qualcuno come Mandela”. Fondamentale il confrontarsi con un episodio preciso della storia del Sudafrica post-apartheid, in cui Mandela, rilasciato dopo 24 anni di carcere ed eletto Presidente, affida al successo di una scassatissima squadra di rugby praticamente all white, simbolo del potere Afrikaner - i neri facevano sempre il tifo per i loro avversari -, la possibilità di unificare una nazione radicalmente divisa dalla disparità socioeconomica e dall’odio tra razze. Il titolo del film, Invictus, viene da una poesia di William Ernest Henley che Mandela ama molto citare.

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