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Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

Locandina del film Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
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Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
(Le petit Nicolas, 2009, Francia)

Diventato in Francia un caso cinematografico con 5.5 milioni di spettatori, il Gianburrasca d'oltralpe si appresta a conquistare anche l'Italia.

 

La vita del piccolo Nicolas trascorre tranquillamente. Ha dei genitori che lo amano, una banda di amici simpatici con i quali si diverte un sacco, e non ha nessuna voglia che tutto questo cambi... Ma un giorno, Nicolas sente di sfuggita una conversazione tra i suoi che lo convince che la madre sia incinta. Preso dal panico, Nicolas inizia ad immaginare il peggio: presto arriverà un fratellino o una sorellina che accentrerà talmente l'attenzione che papà e mamma non potranno più occuparsi di lui e finiranno per abbandonarlo nel bosco come Pollicino... Nicolas si convince che deve assolutamente correre ai ripari! Si rivolge ai suoi fidati amici e insieme a loro il Gianburrasca d’Oltralpe vuole escogitare un piano per evitare che tutto questo accada.

 

Nato dalla penna di René Goscinny, co-autore di Asterix e di Lucky Luke, e dal talento di Jean Jacques Sempé, il primo episodio della serie di racconti umoristici illustrati, che ha per protagonista un bambino che racconta in prima persona le proprie avventure, appare nel marzo 1959. Qualche mese dopo sbarca sul celebre periodico di fumetti “Pilote” entrando in brevissimo tempo nella storia della letteratura moderna per l’infanzia. A cinquant’anni dalla nascita del personaggio, Laurent Tirard lo trasporta sul grande schermo, ottenendo un successo clamoroso. Il segreto è nello stile narrativo unico: le avventure sono raccontate in prima persona da Nicolas, secondo il punto di vista e l’espressione tipiche di un bambino delle scuole elementari. Per questo motivo alcuni critici hanno visto nella pellicola riferimenti a grandi classici del genere come Zero in condotta di Jean Vigo, I 400 colpi di François Truffaut, e più ancora, forse, La guerra dei bottoni di Yves Robert. “La magia di questa storia è tutta nella capacità piuttosto unica di guardare al mondo dell'infanzia dei due autori del libro - ha affermato il regista - tanto che ognuno di noi si identifica in questo misto d’ironia e di poesia, è uno sguardo che è al contempo ad altezza di bambino e ad altezza di adulto”.

 

 

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