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Il gioiellino

Locandina del film Il gioiellino
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Il gioiellino
(Il gioiellino, 2011, Italia, Francia)

Dopo il grande successo di La ragazza del lago, Andrea Molaioli torna con il suo secondo film, lavorando nuovamente con Toni Servillo. Il gioiellino è liberamente ispirato al crac Parmalat ma non è un film denuncia piuttosto un altro thriller dalle dinamiche sottili e dai risvolti oscuri.

Una grande azienda agro-alimentare ramificata nei cinque continenti, quotata in Borsa, in continua espansione verso nuovi mercati e nuovi settori: quello che si dice un gioiellino. Il suo fondatore, Amanzio Rastelli (Girone), padre padrone dell’azienda, ha messo ai posti di comando i suoi parenti più stretti: il figlio, la nipote, più alcuni manager di provata fiducia - malgrado i loro studi si fermino al diploma in ragioneria. Un management inadeguato ad affrontare le sfide che pone il mercato. E, infatti, il gruppo s’indebita. Sempre di più. Nonostante l’intervento del fedele Ernesto Botta (Servillo) insieme a Laura Aliprandi (Felberbaum), non basta falsificare i bilanci, gonfiare le vendite, chiedere appoggio ai politici, accollare il rischio sui risparmiatori attraverso operazioni di finanza creativa sempre più ardite… La voragine è diventata troppo grande e si prepara a inghiottire tutto.

Andrea Molaioli è molto chiaro: “Non volevo fare un film alla Michael Moore, il mio è un film che fruga nei dietro le quinte, nelle dinamiche complesse che si celano nella new economy”. E, ancora una volta, come ne La ragazza del lago andiamo in un paese di provincia, in “una cittadina del centro Nord che dietro la sua aria piacevole e rassicurante nasconde profondi malesseri. – continua il regista - Un posto dove la gente si ritrova sempre negli stessi luoghi, dove tutti sanno tutto di tutti. E dove un piccolo imprenditore che fino al giorno prima era uno come gli altri diventa in pochi anni il capo di una multinazionale, uomo di potere che incute rispetto e devozione”. “Mi sono liberamente ispirato ai fatti di Collecchio e agli sviluppi della vicenda Parmalat. – conclude Molaioli – Però io non giudico, ma racconto, senza manicheismi, un’azienda che va in malora, guardandola con gli occhi dei suoi personaggi. Mentre i vertici escogitano trucchi complessi per farla apparire florida. Un meccanismo sciagurato che richiede la faccia tosta e nervi d’acciaio. Lo stesso sistema che vale anche per le casse dello Stato, tanto l’impunità è garantita”.

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