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Il figlio più piccolo

Locandina del film Il figlio più piccolo
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Il figlio più piccolo
(Il figlio più piccolo, 2010, Italia)

Un mascalzone senza scrupoli che non esita a rovinare moglie e figli pur di non perdere la propria lussuosa esistenza. Avati affida a Christian De Sica il primo vero ruolo drammatico della sua carriera. Il lato oscuro dei cinepanettoni.

 

E' un giorno d'estate del 1992 a Bologna. Il matrimonio di Luciano Baietti (De Sica) e Fiamma (Morante), già genitori di due bambini di pochi anni, si consuma affrettatamente. Appena il tempo di un brindisi nei bicchieri di carta e lo sposo parte in compagnia di uno strano personaggio e con un mazzo di documenti con i quali la sposa gli intesta i suoi beni immobili. Anni dopo, ai giorni nostri, i due bambini sono cresciuti: il maggiore, Paolo Baietti, lavora in un locale del centro e odia quel padre scomparso nel nulla. Il figlio più piccolo, Baldo Baietti, buono e generoso, studia cinema e vive modestamente con la mamma e con Sheyla, accompagnando le due donne nei loro patetici tentativi di carriera musicale e assistendo Fiamma nelle sue frequenti crisi depressive. Nel frattempo, nella campagna laziale, Luciano fa la bella vita nella sua lussuosissima villa: con i soldi della ex moglie e i consigli di Sergio Bollino (Zingaretti), vera eminenza grigia della Baietti Enterprise, è presidente e uomo immagine di una holding che vive di loschi traffici e spudorate raccomandazioni e connivenze. Ma i tempi si fanno difficili e gli appoggi iniziano a vacillare pericolosamente: la grande idea è trovare un prestanome sufficientemente ingenuo e fiducioso su cui scaricare la responsabilità delle situazioni più compromesse. Qualcuno che non sappia e non possa dire di no, qualcuno facile da raggirare, magari facendo appello a improbabili ragioni del cuore: Baldo?

 

Christian De Sica, il Re dei cinepanettoni, si mette alla prova nel ruolo di cattivo: uno spregevole pseudo-imprenditore, che in un certo senso rappresenta il 'lato oscuro' dei personaggi delle sue commedie: "Nei cinepanettoni però - sottolinea l'attore - faccio diventare pregi i loro difetti , puntando all’effetto comico, qui è il contrario: esalto la negatività. Sono un imbroglione senza scrupoli che pur di salvarsi arriva a rovinare prima la moglie e poi il figlio, ma finisce male".

E’ una storia molto dura – afferma il regista Pupi Avati, che firma la sua quarantesima pellicola – incentrata sul denaro e sulla ricerca del successo a qualsiasi costo, non a caso ambientata in Emilia, dove una persona conta per quello che ha”. 

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