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Il cuore grande delle ragazze

Locandina del film Il cuore grande delle ragazze
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Il cuore grande delle ragazze
(Il cuore grande delle ragazze, 2011, Italia)

Quando si tratta di mettere indietro le lancette dell’orologio e raccontare come eravamo, Pupi Avati ha pochi rivali. E questo ritorno alle suggestioni di Dichiarazioni d’amore, rende ancora più profondo il suo nuovo film!

 

Prima metà degli anni '30, in una cittadina dell'Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti ha tre figli: il piccolo Edo, Sultana e Carlino, giovanotto molto ambìto dalle ragazze. Gli Osti invece sono proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, tutte da maritare: le più attempate, Maria e Amabile, e la giovane e bellissima Francesca. Facendo buon viso a cattiva sorte, Sisto e Rosalia Osti accettano che il giovane contadino Vigetti corteggi le due sorelle maggiori con l'intento di sistemarne almeno una. Inizia un periodo di incontri con le due ragazze nel salotto di casa Osti, turbato però un giorno dall'arrivo improvviso di Francesca dalla città in cui è stata mandata a studiare. Tra i due è colpo di fulmine. Tutti i piani vanno in fumo: Carlino non vuole più corteggiare le due sorelle bruttine, e Francesca, la perla della famiglia, non vuole sposare altri che lo spiantato contadino. Dopo l'iniziale contrarietà gli Osti devono cedere: Francesca, disperata, forza loro la mano con tutti i mezzi. Si prepara il matrimonio, ma nella concitazione che lo precede ci si dimentica di avvisare il prete: tutti gli invitati con l'abito della festa e gli sposi felici di fronte alla chiesa si trovano davanti una porta chiusa! La cerimonia salta. Passa poco tempo e stavolta tutto sembra davvero pronto per lo sposalizio...

 

Ritorno al passato. Dopo l’Alzheimer dell’interessante e sfortunato Una sconfinata giovinezza, Pupi Avati torna a riannodare i fili del suo passato, mettendo in scena la storia dei suoi nonni con la complicità delle belle musiche di Lucio Dalla. “Mi piace la storia di mia nonna e di mio nonno – ha raccontato il regista – perché è la storia di un amore che sembrava impossibile”. Ambientazione retrò, malinconia strisciante e una coppia che più anomala non si poteva pensare e che, al contrario, funziona a meraviglia. L’ex Lunapop, oramai cantautore cresciuto e mutato, Cesare Cremonini e una delle nuove stelle del cinema italiano, Micaela Ramazzotti, moglie di Paolo Virzì conosciuta sul set di La prima cosa bella. A proposito dei due protagonisti Avati ha aggiunto: “Per quando riguarda la scelta di Cesare Cremonini devo dire che è stata una idea di mio fratello Antonio. Poi l'ho incontrato e mi ha colpito, prima di ogni altra cosa, la musica del suo parlare. Un'inflessione identica alla nostra, a quel mio parlare bolognese, ma direi addirittura da bolognese di via Saragozza, di cui vado orgoglioso. Cesare è uno di quei ragazzi belli e piacenti, come io non sono mai stato. Uno di quelli che le donne baciavano senza pensarci neanche un minuto. Mi è piaciuto il suo volto sorridente, ma anche un po' da gaglioffo. E il suo modo di starsene un po' defilato, senza gli atteggiamenti da rockstar che potremmo immaginare”. “Micaela, invece, la conoscevo bene, in quanto aveva lavorato in una serie tv della nostra casa di produzione. Ma quando l'ho vista nei due ultimi film di Paolo Virzì, è stata per me la consapevolezza che era pienamente maturata. Che era l'attrice perfetta per quel ruolo. Ho immaginato prima la coppia e mi sono sembrati formidabili. Ora lo posso confermare”.

Festival internazionale del film di Roma - In Concorso

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