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Felice chi è diverso

Locandina del film Felice chi è diverso
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Felice chi è diverso
(Felice chi è diverso, 2014, Italia)

“Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune”!Questa poesia di Sandro Penna ci fa da guida in un’Italia segreta, mai svelata da unacinepresa che vuole indagare sulla realtà e non sulla finzione.È l’Italia del mondo omosessuale così com’è stato vissuto nel Novecento, dai primi delsecolo agli anni ‘80, quando si sono diffusi sulla scia di certi movimenti americani, i primitentativi di “liberazione”.Nel documentario ascoltiamo le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle il peso diessere un “diverso”, quasi sempre ostacolato dalla sua stessa famiglia, deriso a scuola,escluso dalla società dei “normali”.Queste persone, che sono ormai in là con gli anni, ricordano com’era vissuta questacondizione sotto il fascismo e poi nel secondo dopoguerra, quando ancora si stendeva unacoltre di silenzio sull’argomento, e si viveva nella paura e nella repressione.Storie raccolte in varie parti d’Italia, da nord a sud, per dare un’immagine il più possibilerappresentativa dei sentimenti e delle abitudini di una nazione antropologicamente eculturalmente assai differenziata. Storie drammatiche ma anche serene di persone chehanno saputo raggiungere, pur tra mille difficoltà, un equilibrio privato e sociale.C’è l’artista che ha fatto della propria “diversità” un’arma vincente, e della propriasolitudine un punto di forza. C’è l’uomo della strada che è stato sconfittodall’incomprensione spesso crudele di genitori e parenti. E c’è chi ha trovato una stabilitàaffettiva con un altro essere umano, formando una coppia che resiste nel tempo eattraversa gioie e tempeste né più né meno di una coppia eterosessuale. Il quadro che neverrà fuori può essere sfaccettato e sorprendente di certo colpiscono la dignità ed ilcoraggio con cui ognuno è riuscito a realizzare se stesso, combattendo contro chi considerala condizione omosessuale una malattia e un pericolo.Le testimonianze originali contrastano in modo spesso violento con l’immaginestereotipata dell’omosessuale così com’è stata rappresentata dai mezzi di comunicazione:giornali, cinegiornali, televisione, film.Da questi traspare un’aggressività e spesso una violenza che ancora oggi fanno riflettere suquanto omofobica sia stata (e sia ancora) la nostra società. I materiali di repertorio,montati accanto ai racconti delle persone, danno un quadro inquietante su come sianostate distorte e manipolate le cose per ridurre tutto in “fenomeno” da condannare.
L’immagine finale è quella di un mondo ‐ il nostro ‐ che ha bisogno ancora di fare molti
passi avanti nel rispetto e nella libertà di ciascuno.

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