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Bar Sport

Locandina del film Bar Sport
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Bar Sport
(Bar Sport, 2011, Italia)

Un bar della provincia bolognese negli anni 70, dove tra mitiche brioche, cappuccini e grappini, si narrano le storie di personaggi comici e surreali.

 

Il Bar Sport del titolo è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la "Luisona", la mitica brioche paleolitica condannata ad un'esposizione perenne. Il Bar Sport è quello in cui si ritrovano il carabiniere, il contaballe, il professore, il tennico (con due n), che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il tuttofare. Nel Bar Sport nascono le leggende, come quella del Piva, calciatore dal talento prodigioso.

 

Ci sono voluti parecchi anni al regista Massimo Martelli prima di potere portare al cinema le vicende dei personaggi che animano il libro cult di Stefano Benni del 1976. Benni è sempre stato piuttosto refrattario a rilasciare i diritti dei suoi libri. Ma convinto dal regista e dalla sceneggiatura, scritta da quest’ultimo insieme a Nicola Alvau, Gianandrea Pecorelli, Michele Pellegrini, e da un cast di attori comici di serie A, ha finalmente accettato. “In ogni città, in ogni paese – commenta Martelli - esiste un bar come questo in cui si discute di sport, di politica, si fanno scommesse, sfide ed esibizioni. Più che un punto di ritrovo, un punto di riferimento, un luogo dell’anima che accomuna e fonde in un solo spazio un universo di situazioni e personaggi che almeno una volta abbiamo incontrato o che ci piacerebbe incontrare. Tenendo conto che il libro di Benni ha venduto un milione e mezzo di copie e, ogni volta che viene ristampato, è un nuovo successo... quello che mi premeva maggiormente era rimanere fedele al testo, alle sue atmosfere e ai suoi personaggi il più possibile. Una storia di amicizia, quella tra il proprietario del posto ovvero Battiston, e il ‘tennico’ ovvero Bisio, intorno ai quali ruotano una serie di personaggi. L’intento era far tornare la voglia alla gente di ascoltare le storie, il racconto orale fatto dai diretti interessati e, non come ora, dove tutto ci arriva solo tramite la televisione. Il film quindi ha un aspetto comico molto forte ma anche poetico. Riproporre il piacere della narrazione di cui Benni è maestro e, di cui mi auguro, il nostro lavoro ne ripercorra le orme”.

 

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