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Ballata dell’odio e dell’amore

Locandina del film Ballata dell’odio e dell’amore
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Ballata dell’odio e dell’amore
(Balada Triste de Trompeta, 2010, Spagna/Francia)

Spagna, 1937, guerra civile. Il Pagliaccio Tonto, interrotto durante la sua performance al circo, viene reclutato di forza da un gruppo di repubblicani e condotto in battaglia contro i soldati franchisti, dove massacra un intero plotone. Spagna, 1973, regime franchista. Javier, figlio del Pagliaccio Tonto, sogna di seguire le orme del padre e trova lavoro come Pagliaccio Triste in un circo. Qui conosce Natalia, acrobata e moglie di Sergio, brutale Pagliaccio Tonto. Javier cerca di salvare Natalia dal marito, ma nessuno dei due uomini vuole cedere e questo triangolo amoroso si trasforma in una feroce e sconvolgente battaglia tra i due clown. Un film sull'amore, sul desiderio e sulla morte. Una metafora della Spagna, paese maledetto e tragico, nel quale l'orrore e l'ironia spesso si confondono.

 

Leone d’Argento per la Miglior Regia e Premio Osella per la Miglior Sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia del 2010. "Ho fatto questo film per esorcizzare un dolore nella mia anima che non se ne andrà via facilmente, come una macchia d'olio - spiega Alex de la Iglesia -  Mi lavo i vestiti con i film. Mi sento ridicolo, orribilmente mutilato da un passato meraviglioso e triste, come se stessi annegando nella nostalgia per qualcosa che non è mai successo, un incubo enorme che non mi permette di essere felice. Sono un cineasta, non un terrorista. Voglio annientare la rabbia e il dolore con una battuta grottesca che farà ridere e piangere allo stesso tempo. Voglio cancellare con l'acido le ferite che bruciano le mie notti, quando l'angoscia diventa insopportabile ed i diavoli che vivono al mio fianco mi sussurrano dolcemente nelle orecchie e diventano dolorosamente reali. Io sono due persone, forse di più. Posso diventare un bambino viziato, vile e crudele, che si diverte a fare del male e a pizzicare le guance di quelli più deboli di lui. So che lui mi odia e vuole distruggermi, ma l'unico modo per lui di smettere di torturarmi è di lasciarlo venir fuori. Ha bisogno di divertirsi, ridere fragorosamente, vomitare tutta la celluloide che ha dentro. ... Volevo che il film si svolgesse nel 1973, quando avevo otto anni. Ricordo quel tempo come un sogno, un incubo senza senso. Il declino del regime di Franco è come la preistoria della mia vita. Nasconde animali selvatici, fame e dolore, gli assassini e i miei fratelli e mia madre, ma, soprattutto, mio padre. Forse era l'anno in cui la realtà assomigliava di più a un sogno. "El Lute", la morte di Carrero Blanco, i clown alla TV ... Tutti si confondono nella mia memoria. Non sono sicuro di chi fosse il pagliaccio e chi la bambina in quella strana allucinazione".

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