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Alza la testa

Locandina del film Alza la testa
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Alza la testa
(Alza la testa, 0Italia)

Alza la testa è il tormentone che papà Mero ripete a suo figlio diciassettenne Lorenzo per insegnargli l'orgoglio e farlo diventare quel campione di boxe che lui non è mai riuscito ad essere.

Mero (Castellitto) è un operaio specializzato in un cantiere nautico ed è un padre single. Suo figlio Lorenzo (Campanelli) - nato da una relazione con una ragazza albanese - è la sua unica ragione di vita. Il sogno di Mero è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua mediocre esistenza e la sua anonima carriera da dilettante. Per questa ragione lo allena con severità maniacale in un vecchio magazzino adibito a palestra, insegnandogli giorno dopo giorno a tirare pugni e a proteggersi dai colpi bassi della vita. La boxe è uno sport dove ci si confronta lealmente con l'avversario ed è un buon allenamento per crescere. Di fatto però quello che ha costruito intorno al figlio è un mondo chiuso, in cui le giornate trascorrono tutte uguali tra il lavoro, la scuola, gli allenamenti, le serate passate con gli amici del cantiere, che sono diventati una specie di famiglia. Un mondo intriso di rimpianti, di complicità maschili e diffidenza verso tutto ciò che è nuovo e diverso. L'equilibrio di questo rapporto 'esclusivo' però non è destinato a durare.

Dopo il felice esordio tenuto a battesimo alla prima edizione della Festa del Cinema, Alessandro Angelini ritorna al Festival di Roma per presentare il suo nuovo durissimo film, Alza la testa. Una manifestazione che gli ha già portato fortuna con L'aria salata, che guadagnò a Giorgio Colangeli il Marc'Aurelio come miglior attore.

Trentottenne, un passato da documentarista e il salto nel lungometraggio tre anni fa (con L'aria salata) firma la sua opera seconda con un altro film drammatico, un'altra storia di padri e figli. E' la storia di un uomo che si ritrova costretto a crescere suo figlio da solo dopo che la madre, albanese, li ha abbandonati. Contemporaneamente è la storia di un adolescente che cresce in un ambiente familiare fatto di soli uomini, molto virile, ed è diviso tra la voglia di compiacere il desiderio del papà di farlo diventare un campione di boxe e quella di vivere spensieratamente l'adolescenza. La definizione più originale la offre Sergio Castellitto: "E' come un imbuto, largo al principio, poi stretto, strettissimo e poi di nuovo si allarga. La vicenda parte come una commedia, diventa una tragedia nera, e termina con toni più sereni. Ho letto il soggetto e ho accettato perché Angelini mi appare moderno e molto acuto". Il regista parla del personaggio come: "Un uomo con aspetti femminili dietro il suo aspetto rude. Cresce il figlio facendogli anche da madre, baciandolo, toccandolo, odorando la sua pelle. La sua sensualità la riversa sul ragazzino, come su di lui riversa rivalse e ambizioni. Lo vuole vincente a tutti i costi per sé stesso prima che per lui". Scritto appositamente per Castellitto, quest'ultimo ha confessato di aver provato la voglia di recitare quel personaggio come fosse la prima volta. Una vera scoperta l'esordiente Gabriele Campanelli per la prima volta sullo schermo che Angelini ha trovato a Roma dopo molti provini. Il ragazzo vive a Quarto Miglio, una borgata, in una famiglia con otto figli e un solo bagno. "Quando gli ho chiesto come facevano - continua Angelini - Gabriele mi ha candidamente risposto: 'Ci si alza presto'. E' un ragazzo svelto, sensibile che si è rivelato perfetto anche perché pratica arti marziali e non si è trovato in difficoltà con la boxe. Tantomeno nell'essere piazzato davanti ad una macchina da presa".

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