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ACAB

Locandina del film ACAB
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ACAB
(A.C.A.B., 2012, Italia)

Dopo il grande successo di pubblico e critica della serie tv Romanzo Criminale, il regista Stefano Sollima porta sul grande schermo il romanzo di Carlo Bonini. Un viaggio nel mondo dei celerini, guardato con distacco dal resto del corpo di Polizia e con sospetto e diffidenza dai cittadini.


Cobra, Negro e Mazinga sono tre “celerini bastardi”. “Celerini”, così si sentono, più che poliziotti. Vivono da tempo immersi nella violenza, specchio di una società esasperata e in un mondo che vogliono far rispettare anche a costo di un uso spregiudicato della forza. Incontrano così Adriano, giovane recluta appena aggregato al loro reparto: attraverso i suoi occhi e la sua lente integrazione nel reparto mobile vengono raccontate le vita di questo uomini, scandite da alcuni degli eventi più eclatanti di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi anni.

 

All cops are bastards: è questo il significato di A.C.A.B., un acronimo nato negli anni 70’ dal movimento skinhead inglese degli anni Settanta, e poi diventato nel tempo un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi. E’ una storia che voleva portare da tempo sul grande schermo Stefano Sollima. Nel Gennaio 2010 contatta così Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti, storici sceneggiatori con i quali ha realizzato Romanzo Criminale – la serie, per adattare il romanzo di Carlo Bonini, giornalista di Repubblica. Lo script si discosta leggermente dall’originale: se nel libro i protagonisti sono Fournier, Drago e Sciatto, nel film il personaggio di Drago è diviso tra i personaggi di Favino, Giallini e Nigro. Anche il personaggio di Adriano è frutto degli sceneggiatori: “E’ la storia di una giovane recluta affascinata da un gruppo di anziani e dalla loro morale assoluta e ambigua allo stesso tempo – spiegano i tre - Il tutto raccontato in presa diretta, con un andamento quasi cronachistico: una fenomenologia dell’odio che si respira nel reparto celere”. Verranno ripercorsi alcuni episodi tristemente famosi: i fatti del G8 di Genova, la morte dell’Ispettore Filippo Raciti, il caso di Giovanna Reggiani e in ultimo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri . Il risultato è un racconto asciutto, senza retoriche che non crea santi e peccatori “Il film, nonostante sia immerso nei fatti più sanguinosi ed inquietanti degli ultimi anni, non vuole essere un film di denuncia sociale, o meglio, non solo – precisa Sollima - E’ soprattutto una storia di uomini, un racconto di amicizia, fratellanza, di ricerca di sicurezza e ordine, ambientato in un paese sempre più attraversato dall’odio, sempre più radicalizzato nelle sue posizioni, che compone certamente uno sfondo sconfortante, da cui però è bene non distogliere lo sguardo”.

 

 

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