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Hachiko, il tuo migliore amico

Locandina del film Hachiko, il tuo migliore amico
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Hachiko, il tuo migliore amico
(Hachiko: A Dog's Story, 2009, Stati Uniti)

La storia di Hachi è una emozionante testimonianza del rapporto speciale tra esseri umani ed animali. L'assoluta dedizione di questo cane nei confronti del suo padrone ci mostra lo straordinario potere dei sentimenti e come e con quale intensità vengano vissuti anche dai nostri amici a quattro zampe.

 

Parker Wilson (Gere) è un professore universitario che risiede in un piccolo centro del Connecticut, e si reca ogni giorno a lavorare in città con il treno. Ed è proprio alla stazione dove trova un cucciolo di razza Akita abbandonato, e lo adotta, nonostante l’iniziale disapprovazione di sua moglie Cate (Allen). Tra lui e Hachi, questo il nome del cane, nasce un profondo legame, tanto che ogni mattina Hachi accompagna il docente alla stazione e torna ad aspettarlo ogni sera, di fronte alla stazione, per dargli il benvenuto al suo ritorno. Un profondo legame destinato a durare anche quando uno dei due scomparirà, improvvisamente.

 

 

Nel 1985 Lasse Hallström ci ha commosso con La mia vita a quattro zampe, ora il regista svedese si cimenta con il remake di un film giapponese, tratto da una storia vera. Hachiko era un cane di razza Akita vissuto in Giappone negli anni 20, che dopo aver accompagnato per anni il padrone, pendolare, alla stazione, dopo la morte di quest'ultimo continuò a recarsi ogni giorno - per quasi dieci anni - ad attenderlo, invano, alla stazione. La vicenda commosse l'opinione pubblica dell'epoca e ad Hachikō, divenuto un emblema di affetto e lealtà, nel 1934 fu dedicata una statua.

 

Richard Gere al Festival di Roma dove la pellicola è stata presentata, ha affermato: “Questo film insegna che cosa vuole dire amare. Ovvero donare amore senza aspettarsi nulla in cambio, relazione che spesso nei rapporti tra persone non esiste. Esiste solo un rapporto di scambio, è una transazione commerciale emotiva. Mentre il rapporto tra questo uomo e il cane è semplice, puro, spontaneo, come lo sguardo di un bambino. Bisognerebbe essere capaci di ritrovare quello sguardo, liberarci delle armature che ci siamo costruiti, che ci riparano ma ci limitano. Da adulti mettersi a nudo è difficile. Dovremmo tornare ad avere gli occhi aperti verso il mondo”. Buddista praticante dall'età di venti anni, Gere ha aggiunto, in modo illuminante: "Questo è un film sul potere della forza della vita ed è dotato di una grande spiritualità. E’ una storia che diventa molto rapidamente parte di noi, entrando velocemente nella nostra anima. E’ la sua verità a donare credibilità e forza alla narrazione. Quando ho letto la sceneggiatura io stesso ho avuto una reazione molto forte al punto da scoppiare a piangere. Credo, dunque, che in questa storia si nasconda un misterioso potere molto forte cui sarebbe inutile provare a dare un nome. Posso provare a concettualizzare la storia, ma questo potere resta misterioso per me e per i cineasti che hanno lavorato a raccontarne la magia. Hachicko resta un mistero per noi che abbiamo fatto il film e per il pubblico che lo vedrà. La sua storia resta nel reame dell’accettazione, della pazienza, della lealtà, dell’amore e della compassione. Tutti elementi che fanno parte di ciò che siamo davvero, rispetto a quello che crediamo di essere quando ci vediamo in uno specchio. Noi non siamo i nostri lavori, i nostri tagli di capelli, i nostri vestiti, ma quella forza misteriosa animata dall’amore. Noi siamo qualcosa oltre i confini di quello che vediamo."

 

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