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127 Ore

Locandina del film 127 Ore
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127 Ore
(127 Hours, 2011, USA, Gran Bretagna)

Bloccato, con il braccio schiacciato da un masso, in un isolato canyon dello Utah, un giovane escursionista  con agghiacciante determinazione riesce a liberarsi dopo cinque giorni.

Un venerdì sera dell’aprile del 2003 il ventiseienne Aron Ralston parte per lo Utah per trascorrere un weekend tra le stupefacenti cime del remoto Canyonlands National Park. Ma dopo una caduta rovinosa il ragazzo si ritrova bloccato in uno stretto cunicolo, con un braccio schiacciato da un masso distaccatosi dalla roccia. Ralston inizia a ricordare gli amici, le amanti (Clémence Poésy), la famiglia e le due escursioniste (Amber Tamblyn e Kate Mara) incontrate poco prima e, nel corso di cinque giornate (127 ore), deve combattere contro reali ostacoli e soprattutto contro i suoi stessi demoni, per cercare di sfuggire alla rassegnazione della morte. Nessuno arriva in suo soccorso. Fino a quando non scopre il coraggio di fare l’unica cosa che gli può dare, forse, una via di scampo: amputarsi il braccio destro da solo con un coltellino. La volontà di liberarsi a qualunque costo, lo farà scendere lungo una parete di 20 metri e camminare per oltre 12 chilometri, prima di essere finalmente tratto in salvo. 

Dopo gli otto Oscar di The Millionaire hanno offerto qualsiasi cosa a Danny Boyle, perfino James Bond. Ma lui ha preferito un film piccolo di budget (18 milioni di dollari) ma enorme in quanto a sfida narrativa. Tratto dalla storia vera del free climber e mountain biker Aron Ralston, 127 ore è l’ennesima trasformazione del talentuoso Danny Boyle, che per la prima volta ha scritto anche la sceneggiatura. Il film possiede un suo stile adrenalinico – aiutato dai ricordi e dalle allucinazioni del protagonista e da due diversi direttori della fotografia – e il regista è impegnato in una impresa da grande prestigiatore: 94 minuti di quella che definisce “una storia d’azione su un eroe che non può muoversi”. James Franco è eccezionale e per questa interpretazione è in odore di Oscar. Una pellicola estremamente realistica, con la cinepresa che come uno scalpello penetra nel corpo del protagonista. E anche dello spettatore.

VOTO
 

1 COMMENTO

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    marta
    il 12/02/2011
    alle 17:14

    127 Ore

    VISTO CHIUDENDO GLI OCCHI PER 3 MINUTI…127 ore


    Arrivano i 3 più minuti più crudi di Hollywood nelle “127 ore” di DANNY BOYLE

     


    VERAMENTE DURO !!

    PER LA PRIMA VOLTA NON POTRETE FARE A MENO DI CHIUDERE GLI OCCHI PER 3 MINUTI. UNA SCENA COSI’  FORTE NON SI VEDEVA SUL GRANDE SCHERMO DA ALMENO DIECI ANNI.

     

    STORIA

    127 ore racconta la storia vera dell’escursionista Aron Ralston (James Franco) bloccato in uno stretto canyon nello Utah con un braccio schiacciato da un masso distaccatosi dalla roccia presto dovrà prendere una decisione morire o ricorrere ad un gesto estremo?


    IL VALORE DELLA VITA..

    Il regista Danny Boyle precisa :

    “Riguardo alla disavventura di Aron, molte persone mi dicono di non sapere se sarebbero riuscite a compiere lo stesso gesto. Ma io penso che tutti noi faremmo qualunque cosa pur di rimanere vivi e conservare questo bene prezioso che è la vita. Penso che, in quei sei giorni nel canyon, Aron abbia avuto piena consapevolezza del valore della vita. Una delle idee del film è che lui non sia mai stato veramente solo. Fisicamente, in realtà, lo era e molto, ma spiritualmente era circondato da tutti coloro che aveva conosciuto, amato e sognato. Questo sentimento ha fatto la differenza ed è ciò che volevamo trasporre nella nostra storia”.

    AZIONE DA FERMO…

    Boyle era effettivamente consapevole di voler tentare qualcosa che, all’apparenza, sembrava impossibile. “Ci accingevamo a realizzare un film d’azione il cui protagonista non poteva quasi muoversi!”.

    DA UN MILIARDO AD UNO…

    “È stato incredibile passare dalla folla di Mumbai, dove sei circondato da un miliardo di persone, all’estremo opposto di un uomo completamente solo e in balia di se stesso”, dichiara Boyle. “Era un contrasto magnifico e una sfida terrificante. I due film non avrebbero potuto essere più diversi e, tuttavia, in un certo senso, in entrambi si combatte contro circostanze avverse”.

    DUE DIRETTORI DELLA FOTOGRAFIA

    Per avere veramente le maggiori chance visive possibili, il regista ha fatto qualcosa che non ha precedenti: ha ingaggiato due direttori della fotografia per girare insieme il film.    “Abbiamo deciso di avvalerci di due direttori della fotografia – Anthony Dod Mantle, che ha curato la fotografia di “The Millionaire” (Slumdog Millionaire), ed Enrique Chediak, che ha prestato la sua opera in “28 settimane dopo” (28 Weeks Later) – perché avevamo bisogno di una molteplicità di approcci diversi e perché la macchina da presa, in un certo senso, sopperisce al fatto che nel film vi siano pochissimi personaggi”, spiega Boyle.

    FRANCO IN PALESTRA

    Per scavare ancora più in profondità nel suo ruolo, Franco si è allenato in una palestra di free climbing ed è dimagrito finché il suo fisico ha assunto la linea slanciata e tonica di Ralston. Ha poi letto libri di scalatori e avventurieri, e ha anche guardato dentro di sé, per chiedersi se sarebbe mai riuscito a fare ciò che Aron ha effettivamente fatto per sopravvivere. “Ho pensato alle circostanze drammatiche in cui si trovava, ho considerato che si trattava di una questione di vita o di morte”, dichiara Franco. “Sono abbastanza impressionabile riguardo al sangue, anche quando mi trovo dal dottore, ma in una circostanza del genere riuscirei a farcela. Mi piace pensare che proverei a fare qualcosa anziché restare senza fare nulla”.

     

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    IL PARERE…

    Danny Boyle riesce a realizzare un film d’azione il cui protagonista non può quasi muoversi.

    L’idea è simile a quella di Buried ma il film (questo girato alla luce del sole) è completamente diverso

    La pellicola si basa tutta sulla recitazione di James Franco qui molto credibile. Danny Boyle con lo split screen continuo cerca di ripercorrere il passato e il possibile futuro nella testa dell’escursionista.

    127 ore evoca la grande tradizione dei film in cui la natura spinge l’uomo fino al limite, da “Il richiamo della foresta” (Call Of The Wild) a “La morte sospesa” (Touching The Void), ma 127 ore rompe con la tradizione perché celebra la vita anziché il trionfo dell’individuo.

    Mettete in conto che uscirete sorpresi e sconvolti….ma un film di Danny Boyle è sempre un vero appuntamento al cinema….ma preparatevi a scene molto forti…..

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