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Woman in Gold, Helen Mirren e Simon Curtis presentano il film a Roma

Attualità, Conferenze stampa

02/10/2015

Uscirà nelle sale italiane il 15 Ottobre in 220 copie Woman in Gold, il nuovo film di Simon Curtis con Helen Mirren e Ryan Reynolds che racconta la straordinaria storia dietro uno dei dipinti più famosi del mondo, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer realizzato dall’artista Gustav Klimt. Dopo la morte della sorella alla fine degli anni ’90, Maria Altmann resta l’ultima erede di una famiglia austriaca benestante che, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha perso gran parte dei suoi averi ed è stata costretta a separarsi per sempre. La stessa Maria è scappata dai tedeschi con il giovane marito lasciando Vienna per Los Angeles dove ha ricostruito la sua vita lasciandosi alle spalle il passato. Ma quando l’Austria decide di inaugurare una politica di restituzione delle opere d’arte rubate ai nazisti, i ricordi tornano con prepotenza spingendo la donna a combattere per riavere il famoso dipinto di Klimt custodito nella reggia Belvedere di Vienna, che ritraeva l’amata zia. Ad aiutarla in quella che diventa una battaglia legale senza precedenti c’è un giovane avvocato onesto e sognatore che vuole arrivare fino in fondo. L’elegante ed ironica Helen Mirren e il regista sono stati ospiti a Roma per presentare il film che per impronta e struttura narrativa sembra ricordare il successo di Steve Coogan, Philomena.

Quando ero bambina sono cresciuta in Europa nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Erano tempi terribili, ed è incomprensibile pensare oggi a quello che delle persone hanno fatto ad altre persone in quegli anni. Questo film ci ricorda la realtà di quello che è stato. Sono stata sempre molto curiosa su cosa significasse vivere in quel periodo, tra le bombe e i blitz improvvisi. Fare questo film è stato un po’ come tornare alla generazione dei miei genitori e cercare di capire quei momenti così bui della storia” ha spiegato la Mirren, che si è detta molto vicina al suo personaggio nel film per le sue origini europee e la sua storia familiare. “Ho pensato alla mia bisnonna e alle mie prozie che hanno dovuto lasciare tutte le proprietà in Russia per vivere tutti in una piccola stanzetta. Sono sopravvissute con grande coraggio ma per me la cosa importante è stata assorbire i ricordi veri di Maria, quello che lei aveva vissuto, ho letto il libro “Ascesa e Caduta del Terzo Reich” e volevo che i ricordi assoluti e viscerali di Maria fossero presenti nella mia testa” ha aggiunto. Simon Curtis che ha diretto Marilyn con Michelle Williams nel 2011, ha tenuto a sottolineare che “il film ha avuto una grande eco in America. Ho cercato di raccontare cosa succede quando si è costretti ad abbandonare la propria famiglia. Volevo che le persone ricordassero quanto accaduto, che non è possibile prendersela con qualcuno solo per motivi di razza e religione. Visto che questo secolo potrebbe avere molti di questi problemi, è bene ricordare quello che è successo non molto tempo fa, nel XX secolo”. La forza del film è sicuramente Helen Mirren, ma la presenza di Ryan Reynolds come sua spalla risulta vincente. “Questo film parla di qualcosa in un momento in cui molti film non hanno contenuto. Per il casting sono stato fortunato. Ho sempre voluto dirigere Helen e anche lavorare con Ryan Reynolds è stato molto bello. Tra loro c’è stata una forte alchimia già dal primo giorno”. 

Come già affrontato dal film Monuments Men, Woman in Gold si sofferma sul ruolo dell’arte durante la guerra e la fine che hanno fatto molti quadri, libri e altre rappresentazioni creative ed artistica della storia dell’Europa. “Alla fine della Seconda Guerra Mondiale i costi in termini di esseri umani erano così elevati che nessuno si sognava di parlare di arte. Quindi solo dopo una generazione si è cominciato a parlare della restituzione. Anche Maria che ha vissuto 50 anni in California sente di dover combattere questa battaglia prima che sia troppo tardi” ha spiegato Simon Curtis. Come altre sue colleghe Helen Mirren non ha paura di invecchiare e mantiene la sua eleganza e il suo aspetto in linea con il tempo che avanza, interpretando ruoli che rispettano la sua età ma celebrano nello stesso tempo il suo talento e la sua naturalezza. “In Italia forse lo capite meglio di tutti gli altri, tutti amano la bellezza e la gioventù, ma ci sono due scelte nella vita o vivi ed invecchi o muori giovane. L’idea di morir giovane non mi piace perché sono molto curiosa. La vita è straordinaria e sono triste per Kurt Cobain che è morto molto prima che arrivasse internet o il gps. Credo sia importante essere pronti ed interessati all’innovazione, alla tecnologia, all’idealismo che è importante spingere e lodare nei giovani. Come attori non bisogna pensare al cambiamento dei ruoli delle donne al cinema, ma bisogna impegnarsi a cambiare i ruoli per le donne nella vita” ha affermato con ironia, continuando: “Se pensiamo che Greta Garbo alla sua epoca pensava che a 38 anni doveva ritirarsi, oggi invece a quell’età raggiungono il successo e l’apice della carriera. Pensiamo a Nicole Kidman, Cate Blanchett, Jennifer Aniston, attrici giovani che stanno fiorendo adesso che hanno superato i 38 anni. La situazione rispetto a prima è cambiata molto”. Infine l’attrice ha tenuto a ricordare la sua passione per l’Italia, in particolare per il Salento, terra in cui passa gran parte dell’anno con la sua seconda vita da “contadina salentina”: “Ho 400 piante di melograno con cui produco il succo di melograno che fa molto bene alla salute. E’ qualcosa che amo fare in una parte d’Italia che adoro (Salento), amo la cultura e passare del tempo della mia vita in quel modo. Mi sento a casa mia”.

Scritto da Letizia Rogolino
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