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Wolverine: L’immortale - Recensione

Attualità

25/07/2013

A Nagasaki alla fine della II Guerra Mondiale fra i prigionieri c'è anche Wolverine. Durante il bombardamento nucleare l'uomo riesce a salvare un soldato che lo voleva liberare per dargli la possibilità di salvarsi, il soldato Yashida. Anni dopo il ragazzo giapponese è divenuto un anziano magnate della tecnologia che sta morendo, il suo ultimo desiderio è quello di rivedere Logan per confessargli un grande segreto. Wolverine è oramai un eremita vittima del suo stesso destino, rifugiatosi fra le montagne preda di incubi e visioni del suo grande amore morto, che accetta di rivedere Yoshida nonostante debba recarsi a Tokyo. Arrivato in Giappone, il segreto inconfessabile che l'uomo dovrà comunicargli non sarà solo un addio, vuole offrire a Logan la possibilità di diventare mortale. Tutto ha un costo, e il prezzo di questa scelta sarà per l'essere dagli artigli d'acciaio uno dei più alti della sua esistenza.
Hugh Jackman torna a vestire i panni del mutante Marvel (e anche produttore), a quattro anni di distanza dal primo spin off fuori dalla saga degli "X-Men", dedicando anima e corpo al personaggio che l'ha reso celebre. Un attore che non accenna a voler invecchiare, viene da pensare che a furia di interpretare un immortale ne abbia carpito qualche gene, un personaggio in cui crede fortemente e che non ha paura di interpretare, neanche dopo i successi degli ultimi tempi come "I Miserabili".
Un Wolverine diverso, combattuto dal dolore dei ricordi, che non riesce a perdonarsi e ad accettare il suo essere, che si ritrova a dover fronteggiare un tragitto emotivo che lo porterà alla redenzione. Nato dalla penna di Frank Miller e Chris Claremont da sempre James Logan è un personaggio burbero e controverso, reso spettacolare dalla nuova tecnologia 3D e i grandi progressi fatti negli effetti speciali, come la scena del combattimento sul tetto del treno. Una pellicola che vacilla tra momenti buoni e cadute di stile, immagini suggestive e altre banali, ma che nonostante tutto sarà un grande successo al botteghino. Da sempre i prodotti della Marvel Studios sono amati dal pubblico che non vede l'ora di sognare l'esistenza di creature magnifiche e straordinarie. Nel caso di Wolverine il discorso però è diverso, l'empatia che crea il personaggio è quella di un uomo comune straordinario, un supereroe che vivi i tormenti di chiunque, nel quale rispecchiarsi e sognare di poter essere.
Il regista sceglie un ambientazione straniera per provare a dare un taglio meno blockbuster e più ricercato al film, puntando sulla nuova frontiera mondiale quale è l'oriente, riuscendo parzialmente nell'intento.
Unica grande nota stonata la sfacciata copia della Poison Ivy di Uma Thurman (Batman & Robin), qui rivisitata come Viper da Svetlana Khodchenkova.

Scritto da Sonia Serafini
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