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We Want Sex: Quello che le donne dicono e fanno!

Attualità, Interviste

30/10/2010

La commedia inglese molto divertente ed estremamente seria, We Want Sex, nasce da un vero fatto di cronaca avvenuto nel 1968. In quell’anno la sede britannica della Ford, situata nell’Essex, dava lavoro a 55mila operai e 187 donne che si occupavano di lavorare come addette alla cucitura dei sedili delle auto e mansioni simili. Lavorando in condizioni insostenibili, le donne della fabbrica perdono la pazienza quando vengono riclassificate professionalmente come “operaie non qualificate”. Con ironia, buonsenso e coraggio riescono a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale e dal governo. Rita O’Grady (Sally Hawkins), loquace e battagliera leader del gruppo, sarà un’avversaria non facile per gli oppositori maschi e troverà nella deputata Barbara Castle (Miranda Richardson) un’alleata per affrontare il Parlamento. Insieme alle colleghe Sandra, Eileen, Brenda, Monica e Connie, Rita guiderà lo sciopero delle 187 operaie, ponendo le basi per la legge sulla parità di retribuzione. Un ruolo importante avrà anche Lisa Hopkins (la splendida Rosamunde Pike) moglie del boss della fabbrica che si unirà a queste donne strepitose. Il film diretto da Nigel Cole è una commedia che ricorda Full Monty, dove la fantasia di queste potentissime signore per ottenere i loro diritti, si mette in moto e fa diventare esilarante un tema drammatico. Non solo la perdita del lavoro ma pure il calpestare i diritti dei lavoratori e soprattutto delle donne che percepivano un salario inferiore a quello degli uomini.

Presentato Fuori Concorso al Festival di Roma oltre a regista e produttori sono arrivate due delle vere protagoniste di questo evento storico: Sheila Douglas e Eilenn Pullan.
La prima domanda è per loro. Cosa ne pensano del film e come vi siete viste rappresentate? “Benissimo.  – afferma Sheila Douglas - il film è veramente ottimo come l'avremmo voluto raccontare noi. Non potevamo desiderare che riuscisse meglio di come lo ha fatto Nigel Cole”.

Mister Cole perché ha sentito il bisogno di fare questo film, ha la sensazione che la parità fra uomo e donna è un problema ancora attuale? “Assolutamente sì – ci dice il regista – Penso che non ci sia parità fra uomo e donna ma intendo a livello di diritti, perché come esseri umani il discorso è del tutto diverso, ognuno ha le sue caratteristiche. Quello che mi ha spinto a realizzare il film era la voglia di rendere omaggio a quello che hanno fatto queste donne. Sono passati 42 anni e in Inghilterra non si sa molto di questa vicenda, di questo sciopero che, invece, è stato un evento storico. Era doveroso raccontarlo e questo è un momento molto buono per dire a uomini e donne di non farsi mettere i piedi in testa, in tutte le parti del mondo. Oggi, nel 2010, è ancora più importante che nel 1968 fare rispettare i propri diritti, perché ci stanno togliendo tutto”.

Nel film le donne scioperano perché la fabbrica non venga chiusa e perché alle donne sia riconosciuta la parità salariale. La pellicola ha smosso le acque... “In Inghilterra sì, ora vedremo nel resto del mondo. Io lo speravo proprio che il nostro film sollecitasse un dibattito per la parità salariale delle donne e per la parità di diritti fra uomo e donna. Volevamo scatenare una discussione e nel nostro Paese sta avvenendo. Certo non si risolve un problema del genere con un film, anche se è illegale dare un salario diverso alle donne rispetto agli uomini, ma questo ancora avviene. L’argomento nel Regno Unito è molto sentito perché poche settimane fa è stata approvata una manovra economica devastante. Sono stati fatti tagli dal governo ai servizi sociali, alla sanità, alla ricerca e questo causerà la perdita di moltissimi posti di lavoro e saranno soprattutto le donne ad esserne le vittime. E’ una situazione drammatica”.

Il film ricorda per certi aspetti Full Monty per la leggerezza con cui è trattato un tema così pesante. Come è riuscito a mescolare perfettamente commedia e dramma? “In realtà è stato molto semplice – dice Cole – perché le cose sono andate esattamente come le vedete nel film. Queste donne si sono divertite tantissimo durante la loro occupazione e questo lo abbiamo appreso direttamente dalle loro testimonianze. La solidarietà che le univa le ha portate a situazioni di grande comicità anche se stavano perdendo il posto di lavoro. Il senso di forza, acquisizione di potere nella lotta ha portato felicità, senso dell'umorismo, sempre tenendo i piedi per terra”.

Dove ha recuperato i materiali per documentarsi su come sono andati gli eventi? “L’idea di girare We Want Sex viene da un programma di Radio 4 chiamato “The Reunion”. – dichiara Cole - Il format dello show prevede di riunire un gruppo di persone coinvolte nel passato in qualcosa di speciale. Allo show hanno partecipato anche alcune donne coinvolte nello sciopero del 1968. Avevano lavorato in condizioni tremende nella fabbrica. Ma, poiché rappresentavano solo una piccola percentuale della manodopera, la Ford ignorava le loro richieste. L’ho sentito e sono morto dalle risate. La loro ironia, il loro humour era strepitoso e alcontempo c’era una chiarezza nell’esposizione dei fatti straordinaria. Il loro spirito ci ha convinto, si spogliavano seminude tra il freddo che c’è nell’Essex, con striscioni dove si vede “We Want Sex” ma quella è solo una parte della scritta, quella che inquadrava sempre la telecamera. Quello che mi ha maggiormente e felicemente colpito di queste donne è la loro purezza, la totale mancanza di vanità, di superbia. Non si sono mai approfittate della loro celebrità, come farebbe chiunque oggigiorno. Quando è finita la loro lotta sono tornate a lavorare e alla loro famiglia, lo hanno fatto perché erano arrabbiate, arrabbiatissime. Loro non ci credevano fino in fondo che con quello sciopero avrebbero cambiato le cose, ma lo hanno fatto, questo è l’importante, accollandosi anche tutte le conseguenze”.

Calendar Girls e questo altro suo film non sono molto lontani, sono storie di donne speciali... “E’ vero – conclude Cole – mi interessano molto le donne. Non ho trovato storie di uomini così interessanti. Non mi interessano gli inseguimenti in macchina, la violenza, o le vicende di persone che non sanno esprimere i loro sentimenti e questo con gli uomini capita molto spesso. Anche se non è una scelta conscia. Perché io penso che: ‘Le donne che cercano di essere uguali agli uomini mancano di ambizione’”.

Come vede il Labour Party oggi? “Male. – afferma il regista - Dovrebbero essere il partito dei laboratori ma allo stesso tempo devono garantire che l'economia della Gran Bretagna rimanga salda secondo i canoni del capitalismo più efferato. E’ un dilemma. E a maggior ragione si sente di questi tempi, con una urgenza incredibile, massimizzare il benessere economico del Paese difendendo i diritti dei lavoratori. Nel film ci sono tre donne: l'operaia, la politica e la moglie del padrone e tutte e tre si mettono insieme per cercare di trovare una soluzione. Ma il mio è un film... appunto...”.

We Want Sex arriverà nei cinema italiani il 3 dicembre, distribuito dalla Lucky Red con circa100 copie.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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