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Warm Bodies: “Romeo e Giulietta ai tempi dell’Apocalisse”

Attualità, Conferenze stampa, Interviste

16/01/2013

Ve lo ricordate il ragazzino di About a Boy, Marcus? Allora aveva tredici anni e importunava Hugh Grant fino a divenire uno dei suoi migliori amici. Allora Nicholas Hoult aveva tredici anni, oggi ne ha 23 è diventato una star, ha fatto tanti film, tanto che per la presentazione del suo ultimo lavoro, Warm Bodies, sono arrivate sue fan da Roma e dintorni.

Lui appare molto gentile, carino e commosso per l’accoglienza. In Warm Bodies è R, uno zombie, un morto che trascina il suo corpo in un mondo dove una apocalisse, una pestilenza, di cui non ci viene spiegata l’origine ha trasformato la maggior parte dell’umanità in morti viventi e dall’altra parte di un muro altissimo sono rimasti pochi umani sopravvissuti. Capitanati da un rabbioso Generale chiamato Grigio (John Malkovich) che ha l’obiettivo di sterminarli tutti. Ma Warm Bodies è una commedia/horror, gli zombie non sono affatto cattivi, anche se devono nutrirsi degli umani per sopravvivere, ma sopravvivono come autistici in un ex-aeroporto abbandonato. R poi, è diverso dagli altri, lui pensa, e si domanda in continuazione chi era prima della tragedia che ha colpito l’umanità, che vita aveva? Chi erano i suoi amici? Aveva una fidanzata? I veri cattivi sono gli ‘ossuti’, zombie oramai irrecuperabili che pensano solo a cacciare. Un giorno Julie (Teresa Palmer), la figlia del Generale Grigio, insieme ad alcuni amici tra i quali il suo fidanzato Perry (Dave Franco, il fratello minore di James Franco) si addentrano nella zona degli zombie. Vengono attaccati e R si mangia Perry, soprattutto il cervello, perché ingerendo quella parte del corpo umano può diventare la sua vittima e vivere dei suoi ricordi e delle sue esperienze, oramai, passate. In questa guerriglia R nota Julie, se ne innamora all’istante, la rapisce, e con il passare del tempo scatterà la scintilla fra i due. L’amore vince su tutto, anche sul fatto che il tuo nuovo boyfriend ha mangiato il cervello del tuo ex. E, cosa più sconvolgente, da quando Julie entra nel mondo degli zombie il cuore di quest’ultimi comincia a pulsare di nuovo e per loro è la rinascita verso il ritorno alla vita.

Nicholas Hoult togliamoci subito questo sassolino dalla scarpa. Il marketing presenta Warm Bodies come l’erede della saga di Twilight – visto che i produttori del film sono gli stessi – lei che ne pensa? “Io non trovo nessuna affinità tra Warm Bodies e Twilight e questo film è chiuso, finito, quindi escludo che diventi una franchise. Poi a Hollywood mai dire mai. Ma per me non avrebbe alcun senso anche perché i due film raccontano mondi, situazioni, sentimenti completamente differenti uno dall’altro. Warm Bodies è molto più leggero di Twilight, più ironico, il tono con cui è stato realizzato e scritta la sceneggiatura non ha niente a che vedere con i libri di Stephenie Meyer, anche se lei ha dato il suo benestare al film. Warm Bodies è tratto dal romanzo di Isaac Marion ma Jonathan Levine, il regista, lo ha modificato molto per adattarlo al grande schermo. Certo, rimane la grande storia d’amore e, in particolare, il messaggio che quando due persone si amano perdutamente riusciranno a superare ogni difficoltà e ogni differenza”.

E’ un caso oppure no che lei si chiami R, perché non ricorda interamente il suo nome, e la sua amata Julie con Romeo e Giulietta di Shakespeare? “Non è un caso ma come avete potuto notare vedendo il film, a parte i nomi, e la scena del balcone non ci sono riferimenti specifici al dramma di Shakespeare. Anche se in Romeo e Giulietta il tema della vita e della morte sono fortissimi. Chiaramente i nostri punti di riferimento sono stati tutti i film realizzati fino ad ora sugli zombie, bastava che in un titolo ci fosse scritto ‘dead’, e Jonathan ce lo faceva vedere”.

Ci è sembrato di capire che non è semplice interpretare uno zombie, si rischia sempre l’overacting, ovvero di esagerare nella recitazione… “Verissimo. Dovrebbero inventare una scuola per interpretare gli zombie. Quando correvo, ad esempio, con al fianco Teresa lei era una scheggia e io dovevo starle dietro ma rimanendo tutto storto e dinoccolato e, vi assicuro, non è semplice. Avevamo sul set artisti del Cirque du Soleil che ci hanno dato delle preziosissime indicazioni”.

Nicholas, R, non è solo uno zombie, è un essere differente da tutti gli altri. Ha pensato a qualche film o personaggio in particolare per ispirarsi? “Sono d’accordo R è un outsider, un diverso. Uno che fa un suo percorso personale. Da semi/automa a ragazzo innamorato e ho dovuto cogliere tutte le sfumature che un cambio così repentino richiede. Se devo dirvi a chi ho pensato, sicuramente al robot di Wall-E, al Johnny Depp di Edward mani di forbice e a Jean-Do, ovvero Mathieu Amalric ne Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel, che è - a mio avviso – un assoluto capolavoro”.

In America ci sono comunità che si stanno preparando ad una futura apocalisse e, di conseguenza, a come salvarsi. Se dovesse accadere lei che farebbe? “Penso che mi sparerei un colpo in testa oppure divento il Re degli Zombie!”.

All’inizio del film lei praticamente non parla, come neppure gli altri zombie, non riesce a sognare, a dormire, a comunicare… solo grazie a qualche preda che riesce a fare sua assapora esistenze altrui. Trova la nostra società molto diversa? “A dire il vero non diversissima e questo lo mostriamo anche in un flashback del film, dove si vede l’aeroporto prima del cataclisma, e ogni persona o parla al cellulare, o ha un computer o ha un iPad. Ora non la vorrei fare troppo tragica ma credo che il bisogno che sente R sia quello di tornare alla vita perché rivuole una relazione con gli altri esseri umani. Le relazioni umane formano la nostra società e di conseguenza il mondo nel quale viviamo. E questo meraviglioso pianeta che ci ospita è pieno di relazioni conflittuali e dolorose. Potremmo iniziare ricominciando a far battere quel muscolo che abbiamo alla nostra sinistra e che si chiama cuore ridando attenzione alla comunicazione. Ma non a quella virtuale, a quella gliene diamo anche troppa. Ma alla comunicazione primaria, la parola, la conversazione, il dialogo e, soprattutto, all’ascolto”.

Warm Bodies sarà nei cinema da giovedì 7 febbraio distribuito da Lucky Red.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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