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Vinicio Marchionni nell’ottimo esordio di Fabio Mollo

Anteprime, Interviste

20/11/2013


Presentato al Toronto International Film Festival e nella sezione Alice nella Città del Festival di Roma, dove è stato accolto da calorosi applausi, 'Il sud è niente' dell'esordiente Fabio Mollo si affida ad una preziosa interpretazione di Vinicio Marchionni.
Dal sud arriva una storia di isolamento, di trasformazione personale e sociale, un esordio convincente che racconta un padre, (Marchionni) alle prese ci un dolore e una separazione insopportabile, eppure alla ricerca di un rapporto con sua figlia, un rapporto apparentemente impossibile...
Ecco come uno dei più talentoso giovaninprotagonisti del nuovo cinema italiano ci racconta questa coraggiosa opera prima, che arriverà in sala il 05 dicembre. 

Vinicio, come hai incontrato il film di Fabio Mollo?
Abbiamo parlato della sceneggiatura dopo che me la aveva fatta leggere. Ho trovato subito questo film 'necessario', urgente. Avevo visto alcuni cortometraggi che aveva realizzato e si percepiva già' un gusto per le immagini, un tocco preciso. Da non sottovalutare il rapporto umano eccezionale con Fabio, cosa che in un film intimo, personale come questo e' fondamentale. Se non avessi stimato l'uomo non avrei sposato il progetto.

Il tuo ruolo, quello di un padre alla disperata ricerca di suo figlio, c'è lo racconti?
E' molto complesso, difficile, che da subito mi ha conquistato perché per un attore, almeno secondo quel che penso io, e' importante cercare ruoli che ti mettano a rischio, che facciano muovere tutte le tue certezze recitative, per cercare sempre quel qualcosa in più che ti fa crescere, migliorare. E questo c'è li aveva questi caratteri.

Una recitazione scarna, silenziosa, di sottrazione si direbbe oggi, come ci hai lavorato?
La perdita di un figlio e' una cosa inimmaginabile, una di quelle che non si augurano nemmeno ai peggiori nemici, come si dice. Credo che esistano certi dolori che non sono raccontabili eppure intorno a questi dolori, a questo concetto, ho cercato di costruire i miei silenzi, il mio sguardo. Ho sempre pensato Cristiano immerso nell'acqua del mare, perché lo immaginavo con la sua voglia di non svelarci nel suo dolore, nella sua fragilità. Ho cercato di immaginare che tipo di sensazioni si hanno quando si sta sott'acqua, quando tieni gli occhi aperti e malgrado questo non riesci a vedere chiaro cosa ti sta intorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scritto da Titta Digironimo
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