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Vincenzo Marra e Leonardo Di Costanzo attraversano ‘I ponti di Sarajevo’

Attualità

24/05/2014

(Cannes) Vincenzo Marra e Leonardo Di Costanzo sono i due registi italiani che hanno preso parte al progetto collettivo I Ponti di Sarajevo, film diretto da tredici registi in Selezione Ufficiale Fuori Concorso. Oltre ai due autori napoletani troviamo nomi del calibro di Jean-Luc Godard e Cristi Puiu insieme a, Aida Begic, Kamen KalevIsild Le BescoSergei LoznitsaUrsula MeierVladimir PerisicMarc RechaAngela SchanelecTeresa Villaverde.

"Sono sempre stato affascinato dalla storia di Sarajevo." spiega Marra "Un luogo importante anche per la mia vita che ho frequentato prima e durante la guerra. Una città che mi è rimasta nel cuore e che ho voluto raccontare nel mio episodio attraverso l'assenza. Ho voluto, infatti, girare altrove incontrando gli esuli dalla città che per rabbia o paura hanno scelto di non tornare. Sarajevo, così, diventa un luogo dello spirito, piuttosto che un posto fisico. L'emblema di un mondo che - in qualche maniera - non c'è più inghiottito dal suo stesso passato." 

Dall'assassinio dell'Arciduca d'Austria di quell'estate del 1914, che ha dato fuoco alle polveri della Grande Guerra, fino al sanguinoso assedio degli anni '90 seguito dal mondo in diretta televisiva, la capitale bosniaca ha interpretato suo malgrado la parte di città-simbolo delle violente contraddizioni delle potenze europee, della fine della Guerra Fredda e del risveglio dei nazionalismi aggressivi. Ma Sarajevo ha saputo incarnare anche la rinascita degli ideali civili di pacifica coesistenza e scambio fecondo tra religioni e comunità etniche.

 In questo scenario i numerosi ponti che uniscono le sponde della città rappresentano forse un capitolo a parte: edificati e distrutti tra momenti di pace e di conflitto, sabotati o ricostruiti, quasi reinventati per permettere il continuo flusso di uomini, beni e idee tra le due sponde che alcuni avrebbero voluto distanti, irraggiungibili, a testimoniare quella separatezza elevata a programma politico. La storia di Sarajevo, che è storia non solo bosniaca o jugoslava ma Europea, scorre da più di un secolo sotto e sopra i suoi ponti. Una città complessa come complessa è la ricchezza delle prospettive di questo film collettivo che affronta con le sue diverse narrazioni e sensibilità stilistiche ed evocative 100 anni tra i più significativi della nostra storia di europei.

  Lo spunto è la città Sarajevo, epicentro delle tensioni del Secolo Breve, palcoscenico d'eccezione delle sue drammatiche conflittualità, culture, identità etniche e geopolitiche che qui hanno detonato, disseminando su tutto il continente le sue onde d'urto. Ma Sarajevo è anche il simbolo, il cuore di speranze che sono risorte proprio dalle macerie di quei drammi; l'ideale praticabile di una rinnovata convivenza, della ricostruzione di un progredire civile dell'Europa. Per questo Sarajevo è l'archetipo dei conflitti e delle speranze europee.

"Sarajevo, il luogo dove secondo molti è iniziato il Novecento e il teatro dell'ultima guerra del secolo scorso diviene spunto e ispirazione libera della creatività dei registi che si inoltrano in temi e suggestioni che travalicano il ruolo della città bosniaca – dichiara Jean-Michel Frodon, curatore artistico del film -  Ma Sarajevo è anche la città dell'"Arte di Vivere" come l'hanno definita molti osservatori dei suoi giorni più bui, l'antesignana di quella costituzione multietnica e pluriculturale a cui la stessa Unione Europea s'ispira; un sogno sempre rinnovato malgrado gli alti e bassi della Storia. Oggi, con il nostro progetto, vogliamo dare alla capitale bosniaca quella connessione con il corpo palpitante del cinema europeo che a lungo è mancata."

E'stato proprio Frodon a volere Marra "Si è innamorato dei miei film come Il Gemello e L'Amministratore e mi ha chiamato a dirigere un episodio di questo progetto." osserva il cineasta napoletano in procinto di tornare dietro alla macchina da presa."A testimoniare come il mio cinema sia più apprezzato all'estero rispetto all'Italia e di come, in un certo senso, sia complicato produrre nel nostro paese un cinema non mainstream e più problematico. Forse se fossi stato altrove anziché otto lungometraggi, a quarantadue anni ne avrei realizzati almeno altri quattro." 

La collezione dei corti, dopo la presentazione al Festival di Cannes, andrà a giugno a Sarajevo, in apertura dell'evento "Sarajevo nel Cuore d'Europa" che apre la rivisitazione del centenario dello scoppio della Grande Guerra.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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