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Veronesi, Germano e l’Italia di Ernestino, l’ultima ruota del carro…

Attualità, Interviste, Personaggi

08/11/2013

 

Il finestrino di un camioncino da piccolo traslocatore spalancato sull'Italia come era e forse potrebbe ancora essere, almeno nel racconto di Ernesto Fioretti, un uomo di cinema oggi ma cuoco d'asilo, traslocatore, ragionere, amico di baronesse ed artisti ieri. Questo 'omino' colpì tanto la fantasia di Giovanni Veronesi che il regista dopo averne 'riscritto la vita' un giorno decise di farne un film, capiamo come e perché.

Giovanni come e' nato questo tuo film, 'L'ultima ruota del carro'?
È nato tutto un po' per caso, direi per gioco. Un giorno ero in autogrill con un autista del cinema, Ernesto Fioretti. All'uscita, mi dice, abbiamo mangiato male, ma davvero male, nemmeno quando facevo il cuoco d'asilo... Come il cuoco d'asilo, gli chiedo e lui: "si ma non so cuocere nemmeno un uovo..." Allora mi sono fatto raccontare tutta la storia di concorsi truccati, e poi e poi e poi una vita che è lo spaccato di trent'anni del nostro Paese. Non ho resistito, ne ho parlato con Valeria, poi con mio fratello che subito mi hanno spinto a scriverci su la storia che poi è diventata film. Se non fosse stata vera questa vicenda  io non avrei avuto mai la presunzione di fare un film su trent'anni di storia d'Italia. 

Un omino sul suo camion che attraversa il nostro paese, onesto malgrado le storture della nostra società. Cosa volevi raccontarci?
Purtroppo dico che la mia e' solo la cronaca di quello che minha raccontato Ernesto. Vorrei tanto dire che c'è molto di mio, che ho voluto rappresentare ecc ecc. invece no. Io ho messo su carta e poi in pellicola cose realmente accadute. Faccio un esempio, si parla del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, beh io non lo avrei mai citato che non fosse stato già in quella vita, in quel racconto autobiografico. Avrei avuto pudore, rispetto per un fatto così enorme, l'ho citato perché in qualche modo quell'omino ci aiuta a capire un pezzettino della grande storia visto da altra angolatura.

C'è tanta politica in 'L'ultima ruota del carro', qualche motivo particolare?
No, direi che anche qui e' funzionale al racconto, ci sono i socialisti e tutti che volevano saltare su quel carrozzone, c'è l'inizio del ventennio berlusconiano, visto con gli occhi di chi ci credeva... Certo poi c'è anche chi sottolinea come quel partito desse largo spazio alle donne, fosse pieno di donne, soprattutto giovani...ecco appunto. Però non c'è solo politica, c'è anche la vittoria ai mondiali '82. Pensate che l'urlo di Tardelli ha dato la forza a d Ernestino per lasciare il posto fisso per seguire la passione.

Citi anche un grande artista, Mimmo Paladino
Si, in realtà lo facciamo anche morire, mentre per fortuna e' vivissimo!! Anzi ci ha aiutato moto dipingendo per noi delle tele che il buon Alessandro Haber finge di creare in un vero lift messo a disposizione da Mimmo. Anche qui però è tutto vero o verosimile perché Ernesto, nella sua vita avventurosa ha davvero conosciuto un grande pittore degli anni Ottanta, diventando e ottimo amico, come vedi e' proprio tutto scritto da lui questo film.

Elio come ti sentì a rappresentare la vita di un personaggio così particolare? Ne hai sentito il peso?
Beh ti dico solo che Ernesto era sul set mentre giravamo, quindi c'è stata grande sintonia, divertimento. Ci siam confrontati, ci ha raccontato le scene come si sono svolte nella realtà. È' un personaggio che ci da la possibilità di guardare i attraverso i suoi occhi, affezionar i a lui come se fosse un nostro parente, davvero molto particolare. 

Un'interpretazione la tua che potresti definire comica?
Questo e' un film che almeno nelle nostre intenzioni richiama la grande Commedia all'italiana. Nel senso che volevamo restituire di questa vicenda tutti gli aspetti, quelli comici e quelli drammatici. In questo senso, smuove vari ambiti del mio bagaglio recitativo. La commedia della vita e' mettere in scena la commedia di una vita, come quella di Ernesto. Se la osservi bene la rappresenti, con i suoi paradossi, all'italiana, non ne puoi sentire il peso. Io spesso faccio commedie, a volte sono emotive, ma lo stile interpretativo e' simile a quello di altri miei lavori. 

Ernesto e sua moglie sono sempre insieme, sempre in piedi perché si sorreggono l'una l'altro, quanta differenza con le coppie che vedi, conosci, interpreti...?
Quello era un periodo in cui gli esseri umani erano un po' diversi da noi come siamo oggi. Lo sforzo di questa coppia e' quella di restare coppia di fronte ad una modernità che impone modelli nuovi, non per forza migliori. Si passa dalla società contadina al boom, arrivando fino ad oggi, pensa che sforzo per questi due.

Alessandra tu sei una donna che, malgrado tutto, resta accanto al suo uomo, un contrappunto ideale di Ernesto.
A me non è sembrata così 'distante' come coppia perché io sono figlia di una coppia così, poi sinceramente ho anche altri esempi di questo genere. Piuttosto e' stata una sfida rappresentare la verità sostanziale, la purezza, il candore, senza corna, scappatelle, dei piccoli eroi del quotidiano. La mia e' una donna semplice, felice di quello che ha, dei figli, di essere nonna, amante, moglie, ma tutto,per lo stesso uomo. Loro parlano, si raccontano, si confrontano e quello che è sano resta, quel che è malato esce dalla loro vita.

Di fronte alla cronaca che parla di baby squillo a 14 anni, senti che un film come questo al Festival di Roma e poi in sala possa far arrivare un 'messaggio' positivo, in controtendenza?
Spero. Credo sia un bel modo per raccontare qualcosa che avevamo, ma credo di poter dire che abbiamo ancora, a volte soffocato dai racconti di qualcosa di rumoroso, i utile, sensazionale a tutti i costi. A volte non lo vediamo ma c'è ed un pubblico trasversale come quello dei film di Giovanni può anche cogliere dei 'messaggi', come li chiami tu, che erano presenti nelle sane commedie popolari di una volta. 

 

 

 

 

Scritto da Titta Digironimo
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