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Venezia: lo scandalo arriva dalla Francia

Attualità, Recensioni

03/09/2010

VENEZIA. Sembra proprio che saranno i film francesi quelli a far 'gridare' allo scandalo - ovviamente sessuale - qui alla 67° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il primo film dei nostri cugini d'oltralpe passato in concorso è stato Happy Few del regista Antony Cordier, con Marina Foïs, Elodie Bouchez, Roschdy Zem, Nicolas Duvauchelle, Jean-François Stévenin. Happy Few mette in scena la confusione amorosa, l'incrocio innamorato di due coppie, formato da Teri, Frank, Rachel e Vincent. Si scambiano i partner, si confondono in amoreggiamenti a quattro, orge più o meno esplicite, perplessità incombenti e gelosie che disperano. Il tema è scabroso e insieme però anche sentimentale.

Domani mattina, 4 settembre, passa in concorso Potiche di François Ozon e anche per il film dell'enfant prodige si parla di una vicenda piuttosto promiscua che vede la regina Mademoiselle Catherine Deneuve, vedova di polso che nel 1977 prende in mano la fabbrica di famiglia e grazie all'appoggio dell'amante comunista la riporta in auge.

Ma i ben informati affermano che sarà il 7 settembre quando passerà in concorso Venus Noir di Abdellatif Kechiche (già autore di Cous Cous visto sempre qui a Venezia) dove protagonista è una schiava sudafricana che nel 1810 arriva in Europa, venduta dal suo padrone per essere esibita come esotica stranezza per via del colore e soprattutto dei suoi pronunciati glutei. Il film inizia, infatti, con uno scienziato che descrive i resti della ragazza oramai vivisezionati, organo sessuale compreso, e fanno di Saartjie (questo il nome della schiava) un oggetto di mostruose lezioni per dimostrarne la somiglianza con le scimmie. Tenuta per tutta l'esistenza in gabbia come un fenomeno da circo, poi portata in un bordello nel quale subirà abusi da vari terrificanti uomini, la ragazza affetta da alcolismo morirà per malattie veneree. La sua storia e il suo riscatto arriveranno solo nel 2002 quando Nelson Mandela chiederà la restituzione dei suoi resti al Sud Africa. Venus Noir si prospetta decisamente una pellicola per stomaci forti dato che non indugia su alcun pudore o moralità. Vedremo come sarà accolto da stampa e pubblico.

Intanto nella sezione Orizzonti è passato La belle endormie di Catherine Breillat, regista famosa per le sue pellicole scandalose ma questa volta la storia è passata piuttosto inosservata.

Insomma la Francia non lascia tranquilli, la provocazione arriva da loro, l'importante è che non sia fine a se stessa come è apparso in Happy Few e La belle endormie che, onestamente, non avevano nulla per cui rimanere imbarazzati. Ma la strada è ancora lunga.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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