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Venezia 70: Intervista alla regista di Trap Street Vivian Qu

Interviste

02/09/2013

Incontrare una donna come Vivian Qu è sicuramente un'esperienza interessante. Sentirla parlare delle sue scelte e della voglia di raccontare il suo paese senza la paura di quello a cui può andare incontro è stimolante. Regista cinese di quarantanni, presenta alla Settimana della Critica della 70esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, il coraggioso film "Trap Street". Coraggiosa perché è una donna che ha deciso di raccontare la sua Cina, la dittatura, la burocrazia e i sottotesti che riguardano un paese ancora non del tutto comprensibile agli occhi degli occidentali. Una cultura la loro, fatta di regole ed imposizioni arcaiche complicate da accettare. La fortuna vuole che i pregiudizi e la poca informazione vengano chiariti da pellicole come "Trap Street", da donna come Vivian Qu, orgogliosa della sua patria nonostante ne riconosca i limiti. Ci racconta del film in un'amabile chiacchierata. La storia è quella di un giovane apprendista che lavora in una compagnia di mappature digitali (Lu Yulai), che si innamora perdutamente di un'affascinante coetanea (He Wenchao). Per rivederla farà di tutto, anche trovarsi coinvolto in strane vicende con i servizi segreti, perso nei meandri della burocrazia cinese. Il titolo prende spunto dalla sequenza iniziale, in cui il protagonista si rende conto di non riuscire a mappare una strada, "Trap Street", appunto, deciso a capire la ragione dell'accaduto, inizierà un viaggio del tutto inaspettato. La pellicola concorrerà anche alla Selezione Ufficiale del Festival di Toronto.

Lei racconta la situazione della censura in maniera celata, come una cosa che esiste in maniera consapevole ma non visibile. Com'è la situazione realmente?
La censura c'è sempre stata, è un qualcosa che è sempre esistito, solo che le persone ora viaggiano di più, navigano di più in internet, sono più informati, hanno sviluppato una mentalità più aperta, e questo porta a realizzare molto di più quali sono le privazioni che derivano da essa. I siti internet vengono bloccati, i messaggi sui cellulari anche, siamo controllati. Diciamo che i giovani sono quelli più colpiti, che non riescono a comprenderne a fondo le motivazioni, gli anziani è come se fossero abituati a tutto ciò, perché ci sono cresciuti per loro è da sempre così.

Com'è la situazione dell'industria cinematografica?
In evoluzione, se pensiamo che solo dieci anni fa non esisteva un mercato cinematografico, quindi è in continua espansione, seppure ci sia richiesta soprattutto di genere commerciale. C'è tanto bisogno di registi, ma il problema è che per fare un film serve denaro, così i filmaker indipendenti si sono convertiti al blockbuster. Sono in pochi, come me, che riescono a realizzare un film con un budget ridotto, un budget di 500mila euro è ritenuto costoso, così ci si fa aiutare da amici, o finanziatori privati.

Lei viene definita una regista coraggiosa, cos'è rappresenta per lei questa definizione rapportata alla Cina?
Tutto. Anche solo pensare è coraggioso in Cina. Alcuni messaggi di amici che mi hanno spedito, del tutto innocui, a me non sono mai arrivati sul telefono, molti documentaristi spesso vengono interrogati dai servizi segreti per gli argomenti che trattano. Bisogna fare molta attenzione.

Il protagonista della sua pellicola vive un'esperienza che può essere definita "Kafkiana" all'interno della burocrazia cinese, come crede che sarà accolto in patri il film?
Non lo so. Bisogna capire se passerà la censura. A quel punto vedremo le reazioni.

Noi occidentali non riusciamo a comprendere del tutto la Cina. Cosa rimane più difficile a lei da spiegare del suo paese?
Tutto. Per esempio, una distributrice qui al Festival, ha definito il mio film "poco esotico", che era proprio quello che volevo, ovvero una pellicola che parlasse della Cina di oggi, moderna, ma ho paura che il pubblico si aspetti in realtà proprio i soliti luoghi comuni che ci rappresentano, e questo è un peccato.

Preferisce vivere in Cina oppure la lascerebbe volentieri per una chiamata dal''estero?
Questo è il mio primo film, è una cosa a cui ancora non penso, ma di certo mi piacerebbe. La scelta che ho preso però è quella di continuare a vivere nel mio paese e raccontarne le storie. Poi è logico che tutti coglierebbero l'opportunità di lavorare con grandi attori, ma alla fine tornano sempre in patria.

Com'è essere alla Mostra del cinema di Venezia?
Emozionante. Sono estremamente felice di far parte di questo grande Festival, è un vero onore parteciparvi.

Scritto da Sonia Serafini
Tag: venezia 70
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