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Venezia 70: Gianfranco Rosi presenta Sacro Gra

Attualità

07/09/2013

Terzo film in Concorso alle 70esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia diretta da Alberto Barbera. Una pellicola che ha richiesto impegno e tempo al documentarista Gianfranco Rosi e a Nicolò Bassetti, paesaggista urbano che ha ideato il progetto.
Dopo l’India dei barcaioli, il deserto americano dei drop out, il Messico dei killer del narcotraffico, Gianfranco Rosi ha deciso di raccontare un angolo del suo Paese, girando e perdendosi per più di due anni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma per scoprire i mondi invisibili e i futuri possibili che questo luogo magico cela oltre il muro del suo frastuono continuo. Dallo sfondo emergono personaggi altrimenti invisibili e apparizioni fugaci: un nobile piemontese e sua figlia laureanda, assegnatari di un monolocale in un moderno condominio ai bordi del Raccordo; un botanico armato di sonde sonore e pozioni chimiche cerca il rimedio per liberare le palme della sua oasi dalle larve divoratrici; un principe dei nostri giorni con un sigaro in bocca fa ginnastica sul tetto del suo castello assediato dalle palazzine della periferia informe a un’uscita del Raccordo; un barelliere in servizio sull’autoambulanza del 118 dà soccorso e conforto girando notte e giorno sull’anello autostradale; un pescatore di anguille vive su di una zattera all’ombra di un cavalcavia sul fiume Tevere. Lontano dai luoghi canonici di Roma, il Grande Raccordo Anulare si trasforma in collettore di storie a margine di un universo in espansione.
"Per la prima volta ho fatto un film su commissione e mi sono misurato con il concetto di tempo, considero questa operazione un punto d’arrivo. Ogni storia è una sfida narrativa, qui la parola chiave è stata ”sottrazione”, ho chiuso delle porte invece di aprirle. Un viaggio che unisce un luogo ai suoi abitanti, il GRA usato come pretesto per intersecare la vita di ogni abitante." Ha spiegato il regista: " Sono storie di personaggi in attesa, legati ad un passato che non esiste più, mi sono piaciuti perché avevano tutti una forte identità." Parlando poi della mole di lavoro ha aggiunto: "Sono 200 ore di girato dalle quali abbiamo estratto 93 minuti." La scelta è stata involontaria perché in qualche modo sono stati i personaggi che si sono avvicinati al regista, al quale è mancata solo "una storia giovane da raccontare." Alla domanda se il suo documentario riuscirà ad avere una risonanza internazionale il regista risponde:"Sinceramente non lo so. Di sicuro in Italia sarà più facile rispecchiarsi con la realtà del microcosmo urbano, per l'estero me lo auguro ma non posso averne la certezza."

Scritto da Sonia Serafini
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