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Venezia 70: Emma Dante parla di “Via Castellana Bandiera”

Attualità

29/08/2013

Controverso e riflessivo, "Via Castellana Bandiera" viene discusso con la stampa nella sala conferenze del Palazzo del Cinema a Venezia 70. Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Emma Dante, che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Giorgio Vasta, solleva molti quesiti. Partendo dal tema, l'omosessualità, dalla scelta registica del silenzio e dal duello, che ricorda i vecchi film western, usato come espediente per combattere le personalità e le problematiche quotidiane.

Emma Dante: "La via lattea per me è quella del finale non dell'inizio del film, quella dove ognuno può fare ciò che vuole, ho preferito non dare delle soluzioni, la ritengo la cosa migliore in modo che tale scelta possa essere vista come un'esperienza da trarre da quello che si vede. Forse non sappiamo più vedere le cose, lo spazio sembra più stretto come una proprietà privata, eppure lo spazio è così grande e ce n'è per tutti. Gli omosessuali sono delle coppie che hanno i diritti che hanno gli altri, se due persone si amano, dovrebbe essere imprescindibile. Sono stanca del racconto delle storie degli omosessuali che si fanno così, sopravvalutandone la naturalezza, senza dare modo di esprimerle. All'interno di questo film, nonostante alcuni personaggi abbiano altri tipi di pensieri o mentalità, non si giudicano mai fra di loro. Le protagoniste sono libere, hanno giusto una crisi passeggera, che alla fine per fortuna sparisce."
E ancora: "Nel film ci sono molte citazioni, sebbene non volessi di certo fare un western, il precipizio della fine va visto come un presente, di cui non si sente la caduta, è come se noi sentissimo l'umanità che viene verso di noi ma non sentiamo il precipizio, per questo nella scena non abbiamo voluto nessun tipo di rumore. Rispecchia un momento particolare della nostra storia in cui non riusciamo più neanche a cadere, siamo in stallo."
Alla regista viene chiesto se le piacerebbe portare il film a Tel Aviv, vista anche la scelta del nome di una delle protagoniste, Samira: "C'è un detto Palermitano che dice: "Più scuro di mezzanotte non può essere", che è un po' come dire che un'oscurità profonda può essere come il sole. Samira è albanese, viene dalla Sicilia, da una comunità a cui è stata data la possibilità di insidiarsi li durante la guerra, (dove oltretutto ci sono i cannoli più buoni del mondo, ride), volevo raccontare questa donna che parla due lingue che convivono, volevo raccontare la sua estraneità non viene capita ma che deve essere lì. Se voglio portarlo a Tel Aviv? Spero di poterlo portare ovunque, come spero che questo film, possa far fare esperienza alla gente che lo vede, come un cortocircuito, che è poi quello di cui l'arte in generale ha bisogno."
La parola passa agli attori, ad Elena Cotta viene chiesto come ha preparato il personaggio di Samira: "Il desiderio di ogni attore, e soprattutto il mio, è l'idea di riuscire a trasmettere con una sola frase completa, qui mi è stata data la possibilità di esprimermi solo con lo sguardo, con l'intensità della mimica, questo personaggio ne è il "non plus ultra", non dice una battuta, eppure tutto si risolve. Per un attore è un'occasione strabiliante, devo rinunciare all'artificio del linguaggio per essere essenzialmente un viso, un'espressione, una tensione continua. E' un'esperienza incredibile, irripetibile, talmente è stata la sfida bella e forte che non ho sentito difficoltà, poi abbiamo lavorato in un clima straordinario che mi ha aiutata molto."
Ad Alba Rohrwacher viene chiesto che regista sia Emma Dante su un set cinematografico: "E' una regista bravissima, la regista del mio cuore che mi ha insegnato quasi tutto quello che provo a fare, il metodo Emma Dante funziona molto. Fa un lavoro con gli attori molto duro, che richiede moltissimo impegno, ti guida con mani sicure allo stremo delle tue capacità. Quello che ho visto capitare sui palcoscenici delle prove dei suoi spettacoli, a mio avviso, è qualcosa di irripetibile. Mi sembra che dagli attori tiri fuori dei fantasmi, come se fossero capaci di evocare qualcosa, o almeno io, non sapevo di avere dentro, è sorprendente."

Scritto da Sonia Serafini
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