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Venezia 70: Day 8

Attualità, Eventi, Recensioni

05/09/2013

Ebbene sì! Stavolta Barbera aveva ragione quando aveva promesso che i documentari in concorso sarebbero stati una autentica sorpresa. Evidentemente si riferiva non soltanto allo sdoganamento in concorso di un genere considerato minore, ma sapeva già di avere due assi nella manica, che opportunamente ha giocato quasi alla fine, per ridare slancio ad un festival finora piuttosto moscetto. Cominciamo con Rumsfeld, lasciando perdere il calligrafico e formale "Une promesse" di Patrice Lecomte, storia tratta da un romanzo di Stefan Zweig, e interpretata da Rebecca Hall, Richard Madden e Alan Rickman, che non fa giustizia al titolo, mettendo in scena un feuilleton in costume simil-Ivory, ma senza l'intelligenza storica e soprattutto l'approfondimento psicologico dei personaggi, impegnatìi in un triangolo d'amore e morte. 

"The Unknown Known" di Errol Morris

Il personaggio è di portata eccezionale. Donald Rumsfeld, capo di Gabinetto della Casa Bianca all’epoca di Richard Nixon e in seguito Segretario della Difesa sotto le due Presidenze Bush. Uno dei più influenti consiglieri di George W. Bush, e punta di diamante dei falchi del partito repubblicano, quelli che hanno spostato la bilancia della politica estera verso la guerra in  Irak e Afghanistan, nonché difensore ufficiale, forse anche sponsor,  delle pratiche di tortura utilizzate negli interrogatori ai presunti terroristi. Ma anche il regista non scherza. Errol Morris, regista (non giornalista) di documentari raffinatissimi, Premio Oscar per The fog of war, che affronta il vecchio e 'tranquillissimo' Rumsfeld in un faccia a faccia serrato, mai polemico, cercando di approfondirne le affermazioni, e soprattutto coglierne le contraddizioni. Una specie di Frost/Nixon, con la differenza che i veri protagonisti sono in scena, che gira intorno alla adamantina ambiguità del personaggio e della sua storia, e di riflesso il nostro inadeguato grado di consapevolezza su alcuni dei più significativi eventi storici dell’era post 11 settembre. Una grande lezione di cinema politico, che dovrebbe essere mostrato nelle scuole e nelle università.

"Il sacro Gra" di Gianfranco Rosi

Non delude le aspettative Il Sacro Gra di Gianfranco Rosi. Un'opera complessa, raffinata e straordinariamente affascinante, che usa il documentario come base di una narrazione di storie degli abitanti di questo mondo a parte che vive all'ombra di quell' enorme cerchio autostradale che cinge la capitale. Una narrazione vivace e a tratti surreale, che ricorda vagamente il cinema di Ninetto Davoli, ma con maggiore autoreferenzialità, con personaggi così belli da sembrare finti.  Dal nobile piemontese finito in un alloggio popolare al pescatore di anguille, dal barelliere del 118 al principe con castello, alle prostitute. Tutti accomunati dal fatto che le loro vite si snodano intorno al grande anello anulare. Adesso La grande bellezza di Roma passa anche per il Sacro Gra. 

Scritto da Piero Cinelli
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