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Venezia 70 anni con la voglia di rischiare

Attualità, Eventi

28/08/2013

“Nel suo 70° anniversario, la Mostra si prende dei rischi in più. Nessuno ci obbligava a mettere in gara per la prima volta due documentari.” Una bella scommessa per Alberto Barbera, dall'anno scorso tornato a dirigere la Mostra del Cinema, che lui promette verrà ampiamente ripagata dalla sorpresa e dalla scoperta. Insomma, fermo restando un forte nucleo centrale di autori noti, che tornano a Venezia dopo alcuni anni, il baricentro si sposta verso un cinema meno riconosciuto, anche se saldamente ancorato alla realtà. “Il tema ricorrente è nelle storie che affrontano di petto la contemporaneità, con tutto il suo carico negativo, con l’assenza di prospettive e di visione per il futuro. L’impressione è che nessun regista riesca oggi a guardare al di là di una situazione di grande sofferenza.” 

In questo clima non c’è posto per la commedia che può sopravvivere solamente se riesce ad ancorarsi alla realtà. Non a caso l’unica in concorso è L’Intrepido esordio nel genere commedia di Gianni Amelio, con Antonio Albanese disoccupato tuttofare, che passa da muratore a cameriere, da venditore ambulante a uomo delle pulizie pur di sopravvivere nella Milano di oggi. Il Concorso per la prima volta ospita due documentari, uno italiano Sacro Gra di Gianfranco Rosi, ed uno americano The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld del Premio Oscar Errol Morris (The Fog of War), un’intervista di due ore con l’ex braccio destro (e armato) di George Bush Jr. La parte da leone, spetta come al solito, ai titoli Usa, ben cinque su 20. Tre gli italiani, oltre al documentario Sacro Gra di Rosi che racconta il romano Grande Raccordo Anulare, c’è appunto L’Intrepido di Amelio, che torna a Venezia quindici anni dopo aver vinto il Leone d’Oro con Così ridevano, e infine Via Castellana Bandiera dell’esordiente Emma Dante, la storia di due automobiliste che non vogliono cedersi il passo in una stretta via di Palermo. Tra gli americani c’è il prolifico James Franco con Child of God tratto da un romanzo del grande Cormac McCarthy; Kelly Reichardt che torna a Venezia con l’ eco-drama Night Moves interpretato da Dakota Fanning e Jesse Eisenberg; David Gordon Green con Joe, interpretato dal detenuto Nicolas Cage ed infine l’esordiente Peter Landesman con Parkland, che racconta i quattro giorni che vanno dall’attentato di Dallas al funerale di John F. Kennedy nel Parkland Hospital. Tre film britannici, Under the Skin di Jonathan Glazer con Scarlett Johansson nei panni di un’ avvenente aliena che viaggia per la Scozia; The Zero Theorem di Terry Gilliam con Christoph Waltz, Matt Damon e Tilda Swinton; ed infine Philomena di Stephen Frears con Judi Dench nei panni di una settantenne che vuole ritrovare il figlio avuto a 16 anni e dato in adozione ad una famiglia americana, e che non ha mai più visto da allora. Tre film francofoni, La Jalousie di Philippe Garrel, il franco algerino Les Terrasses di Marzuak Alvash ed il franco-canadese Tom a la ferme di Dolan, Cardinal, Roy e Brochu. Due grandi autori dall'estremo oriente: il taiwanwese Tsai Ming-liang con Stray Dogs (un film testamentario lo ha definito Barbera), e The Wind Rises del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki.  In perfetta sintonia con una Mostra che vuole esplorare nuovi territori il film d’apertura è Gravity di Alfonso Cuarón, con George Clooney e Sandra Bullock, e film di chiusura Amazonia di Thierry Ragobert, entrambi in 3D. Sempre fuori concorso (ed in 3D) l’animazione nipponica di Space Pirate Captain Harlock di Shinji Aramaki, l’atteso (e a quanto si dice estremo) Moebius di Kim Ki-duk, Leone d’Oro 2012 con Pietà; l’inglese Locke di Steven Knight, il remake nipponico de Gli Spietati, con Ken Watanabe nel ruolo di Clint Eastwood, scandalo annunciato il film The Canyons del Presidente della Giuria Orizzonti Paul Schrader, ed infine il ritorno di  Ettore Scola con Che strano chiamarsi Federico!, “molto più di un documentario sul regista riminese”. Appuntamento dal 28 agosto al 7 settembre. 

Scritto da Piero Cinelli
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