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Venezia 68: Intervista a George Clooney per Le Idi di Marzo

Attualità, Interviste, Personaggi

31/08/2011

(Venezia) E’ arrivato George Clooney bello e sorridente più che mai anche perché il suo film, in concorso a Venezia 68, è decisamente piaciuto molto. E giustamente. Tra l’altro, a differenza di altre volte, non c’è stata nessuna domanda sciocchina – vedi perché si è lasciato con la Canalis o le piace la pizza margherita??? – o siparietti poco divertenti come è avvenuto in passato. Siamo ad una Mostra del Cinema decisamente importante e quindi i giornalisti si sono focalizzati sui temi che espone il film che sono tanti e tutt’altro che banali. Felice, come sempre, di essere in Italia e qui alla Mostra, Clooney ha anche cercato di parlare qualche volta in italiano. Cinquant’anni compiuti quest’anno e in forma più che mai, tanto da affermare: “C’è solo un periodo della vita in cui puoi lasciare un segno. Questo è il mio”.

Mister Clooney ne Le Idi di Marzo si parla di un Governatore del Partito Democratico che si candida per diventare Presidente degli Stati Uniti. Seguiamo la sua campagna elettorale e, diciamo che, la corruzione è all’ordine del giorno. Ma è anche evidente che il suo film ha un respiro molto più ampio, un’intenzione molto più grande di questa che, in fondo, è una condizione che conosciamo bene come cittadini… “E’ assolutamente così. Io non considero questo un film politico è un film sulla morale, è una pellicola che pone tante domande la principale è: se sei disposto a vendere la tua anima per ottenere quello che vuoi?! Quando io e Grant Heslov abbiamo visto a teatro la pièce Farragut North con questi attori grandiosi ce ne siamo immediatamente innamorati e abbiamo pensato che, questa ambientazione nel mondo della politica, fosse l'ideale per parlare di morale, di etica e chiaramente anche di politica. Ma come si evince dal titolo noi non raccontiamo nulla di nuovo a livello di come si muove il potere. Le cose vanno in questo modo dai tempi di Giulio Cesare. L’uomo non impara mai niente dalla storia. Al momento a livello mondiale c’è molto scetticismo, molto cinismo sia tra i politici che tra la gente. Devo dire però che io di natura sono un inguaribile ottimista e spero che le cose cambieranno e anche al più presto. Dobbiamo tornare ad essere idealisti”.

Quando lei non è solo attore ma anche regista ci pare di capire che i temi che affronta la interessino moltissimo a livello personale, è così? “Sì anche perché quando faccio un film voglio raccontare una storia che penso possa interessare le platee di tutto il mondo. Quindi certo che sono film personali, soprattutto quelli che faccio da regista, anche perché se passi 4 o 5 anni della tua vita su un progetto, diventa personale per forza”.

Come pensa reagirà il pubblico americano – nell’era Obama - di fronte ad un film che mette in evidenza che democratici, repubblicani, insomma tutta questa differenza non c’è sempre… E che da entrambe le fazioni ci sono uomini disposti a tutto pur di arrivare al loro obiettivo. “Sinceramente non ne ho idea e non me ne preoccupo molto. Ma non per menefreghismo semplicemente perché quando faccio un film cerco di dare il mio meglio sempre e quindi spero che questo possa essere recepito. E’ chiaro che da sostenitore ed elettore di Barack Obama non avrei fatto uscire Le Idi di Marzo quando lui è stato eletto, se mai fosse stato pronto in quel periodo. Inoltre è la prima volta al mondo che il film viene presentato, questa di Venezia è una anteprima assoluta, e se le cose andranno come qui non ho molto da temere. Aggiungo, come detto nella prima domanda, che il film va ben oltre la sfera politica ma parla di esseri umani, di quanto sappiamo essere seduttivi, manipolatori per ottenere quello che vogliamo. Chiaramente, il tutto portato dietro le quinte di una campagna elettorale per diventare l’uomo più potente della Terra, quale può essere il Presidente degli Stati Uniti d’America, porta questi fattori e il loro valore al quadrato. I politici sono tutti ricchi e potenti quindi il loro grado di seduzione è il più alto in assoluto. Ti possono cambiare la vita e dare grandi opportunità, dovrebbero però ricordarsi che hanno grandi responsabilità. Questa è la differenza abissale tra una star che indubbiamente ha potere, come me, ma che gioca, lavora, fa finzione ed un politico che, tanto per dirne una, si porta sulla coscienza milioni di morti.”

Per terminare come è riuscito ad avere questo cast a dir poco eccezionale? “Il primo che volevo assolutamente era Ryan Gosling perché è uno dei migliori attori del momento. Gli ho inviato la sceneggiatura, lui mi ha richiamato e mi ha detto sì. Ma è andata così anche per tutti gli altri, sono sempre stati questi nomi le mie prime scelte. Ho avuto fortuna ma a dire il vero penso che sia stata la sceneggiatura a convincerli. Il film è costato 12 milioni di dollari, non tantissimo, quindi non li ho ricoperti di oro però tutti volevano fare parte di questa avventura. Sono un uomo fortunato, non c’è che dire, anche perché quando fai il regista e lavori con professionisti di questo livello tutto diventa molto, molto facile.”

A quanti compromessi deve scendere nella sua vita George Clooney? “A tantissimi, ogni giorno come ogni essere umano però c’è una bella differenza a cedere sul fatto se girare in un modo o in un altro, se fare quel film o no, se rifare una scena oppure no, piuttosto che decidere sull’istruzione, la guerra, le tasse, insomma sulla pelle e la vita delle persone. Ma ripeto io penso che in politica devi scendere a compromessi, che non sia possibile rimanerne fuori, ma questo non significa non potere fare delle buone cose. Abbiamo un cervello, una coscienza, allora usiamoli e se possibile nel modo migliore e nell’interesse di tutti”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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