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Venezia 67: Tutti gli uomini e le donne del Presidente Tarantino

Attualità

12/09/2010

(Venezia) Quattro premi al cinema americano: uno, il più importante di tutti, ovvero il Leone d’Oro a Sofia Coppola ex fidanzata del Presidente della Giuria per Somewhere, un altro, un Leone Speciale a Monte Hellman, produttore de Le Iene che l’ultimo film l’ha fatto nel 1988. “Il premio” – si legge nella motivazione – “va a lui ‘perché la sua opera è stata di ispirazione per la giuria…”

Nessun riconoscimento al cinema italiano, sempre criticato aspramente da Tarantino negli ultimi anni e che interrogato in proposito risponde (‘”sono stato frainteso.”).

Questo il risultato del Festival di Venezia visto in Controluce con due giurati italiani, Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores che hanno seguito le scelte di Tarantino senza difendere (ma avrebbero dovuto davvero farlo?) le interpretazioni straordinarie di Alba Rohrwacher (La Solitudine dei Numeri Primi) e Ascanio Celestini (La pecora nera), le sceneggiature di Noi Credevamo, La Solitudine dei numeri primi e La Passione solo per citare alcune conclamate eccellenze.

Pur rispettando doverosamente il “verdetto del campo”, ovvero quello di una giuria composta da grandi personalità del cinema internazionale cui bisogna aggiungere i nomi di Guillermo Arriaga, Arnaud Deplechin, Ingeborga Dapkunaité e Danny Elfman il dispiacere di non vedere premiato nemmeno un italiano, resta.

E non per sciovinismo o nazionalismo (il cinema è un’arte per sua definizione internazionale) bensì, perché nell’anno in cui l’Italia ha conquistato il 34% del proprio mercato cinematografico interno, un ulteriore premio dopo quello di Cannes a Elio Germano avrebbe fatto bene ad un’industria, comunque, in sofferenza per la mancata capacità di rinnovamento del sistema di leggi che la riguarda.

In compenso, però, Quentin Tarantino, ha violato le regole (e lo dice apertamente) dell’accumulo dei premi speciali e ha chiesto una deroga al regolamento della Biennale. Un comportamento insolito, perché cambiare in corsa le regole del gioco non è particolarmente elegante.

Insomma, con Venezia 67 si chiude la pagina amara (per l’Italia) del Tarantino Presidente di Giuria che a Cannes qualche anno fa aveva premiato un altro film americano, quel Fahereneit 9/11 del compagno di scuderia Miramax Michael Moore.

Mentre i giornali stranieri plaudono al fatto che dopo undici anni nessun film italiano a Venezia abbia vinto nulla, come presunto segnale di rinnovamento di un Festival che guarda al futuro, notiamo che un altro Presidente di Giuria, il turco Fatih Akin ha premiato per l’opera prima, il film Cugunluk di Seren Yuce, anche lui, sorpresa, sorpresa, proveniente dalla Turchia…

Poi come sempre, al danno segue la beffa. Il giurato Salvatores e giù tutti i maggiori quotidiani al seguito, a interrogarsi su cosa manca al cinema italiano, e perché non riesca a ottenere premi in queste manifestazioni. Ma fateci il piacere! Per favore almeno risparmiateci le prediche. Anche perché il cinema italiano, almeno quello in competizione - e peccato che Vallanzasca non sia stato inserito in Concorso - non ha proprio nulla di meno dei piuttosto modesti film americani scelti per i Premi.

Scritto da Marco Spagnoli
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