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Vallanzasca: ‘Non sono un cattivo è che ho il lato oscuro un po’ sviluppato’

Attualità, Interviste, Personaggi

06/09/2010

Ogni volta che un film di Michele Placido arriva in sala si scatenano le polemiche. Ovviamente questo si deve ai temi che tratta e alla sua indole piuttosto calorosa. Ma alla conferenza stampa di Vallanzasca – gli angeli del male che arriverà nei cinema a Natale distribuito dalla 20th Century Fox, è andato tutto abbastanza liscio. Il film di Placido è solido, eccezionalmente recitato con un Kim Rossi Stuart che se la pellicola fosse stata in concorso invece che fuori concorso (sezione che il regista ha chiesto espressamente al Direttore del Festival) si meritava dritto dritto la Coppa Volpi. Ben scritto, ben girato. Placido ancora una volta, dopo Romanzo criminale, riesce come pochi altri registi italiani a raccontare l’intricata serie di reati e complotti che si celano nella storia del nostro Paese. Anche se Renato Vallanzasca, un uomo molto bello, divertente, seducente, ma un criminale/assassino, a suo modo è un ‘puro’. Uno che uccide per rubare. Niente affari con la mafia o con i servizi segreti deviati. Chiaramente i parenti delle vittime uccise da Vallanzasca hanno scritto una lettera oggi pubblicata su Il Corriere della Sera per esprimere il loro sdegno verso un film che, a loro avviso, celebra un assassino. Comprensibilissimo il loro dolore. Ma qui stiamo parlando di un film, e di una storia che non celebra affatto un criminale, ma ne racconta gli eventi cercando di mostrare tutte le sfaccettature di un uomo sicuramente fuori dalla norma.

Kim Rossi Stuart che, oltre ad essere uno dei migliori attori italiani ha scritto la sceneggiatura del film insieme a Placido, ci dice il suo pensiero sul film e su Vallanzasca?  

“Ieri – ci dice l’attore – Michele Placido mi ha citato una frase di Bertold Brecht che a mio avviso riassume il senso della nostra operazione: “Mi sono seduto nel posto di chi ha torto perché tutti gli altri erano già occupati”. Noi non abbiamo mai voluto assolvere nessuno, abbiamo cercato nella maniera più onesta possibile di raccontare la vita ‘ai confini della realtà’ di un uomo che non era un furbo. E intendo l’aggettivo furbo nel senso dispregiativo che va tanto di moda nell’Italia di oggi. Renato Vallanzasca ha commesso molti errori, ha ucciso tanta gente, ma aveva una sua ‘etica del male’. Era un vero bandito, non uno di quelli che fa il gioco sporco alle spalle della gente, come i mandanti di stragi. Gente che abbiamo in Parlamento. Mentre, almeno, Vallanzasca è in galera e si sta facendo tutto l’ergastolo che gli hanno dato per i suoi delitti. Questo è un terreno scivoloso, lo so, ma bisogna guardare al personaggio sotto tutti gli aspetti. Detto questo comprendo e sono solidale con il dolore dei famigliari delle vittime. Ma il cinema, la letteratura, l’arte in generale si possono occupare di tutto… Bisogna vedere come lo si fa?!”.

Rossi Stuart lei nel film parla un milanese perfetto. Quanto è stato difficile riuscire ad ottenere questa scioltezza calandosi nei panni di un personaggio che aveva la parlantina molto sciolta…

“Questa è stata la vera sfida – ci confessa Kim – Questo ragazzi devo dirvi che è stato davvero duro. Perché in Romanzo criminale parlavo romano e lì non ci sono problemi, mi viene naturale, ma il modo di parlare milanese di Vallanzasca mi ha portato a studiare e provare moltissimo. Chiaramente ho avuto un attore di teatro di Milano che mi ha aiutato tantissimo ma il vero problema è sorto quando, una volta acquisita, assimilata la giusta inflessione, il giusto accento, riuscire a non pensarci più ogni volta che toccava a me dire la battuta. E’ un fattore psicologico, passa, si affronta. E sono contento di avere vinto la sfida”.

Ha incontrato Renato Vallanzasca? E come si è preparato per il ruolo?

“Sì, ho incontrato Vallanzasca varie volte – afferma Kim Rossi Stuart – e questo faceva parte del training normale per riuscire ad assorbire meglio il personaggio, per fare in modo che mi entrasse nelle vene. Per tutto il resto quando alla base di un film c’è un romanzo gli stimoli al 90% vengono da lì. In realtà nel nostro film ci sono due libri dai quali abbiamo abbondantemente attinto: ‘Il fiore del male’ di Carlo Bonini e Renato Vallanzasca e ‘Lettera a Renato” scritto da Antonella D’Agostino moglie di Renato Vallanzasca con la supervisione di quest’ultimo. Quando hai come fonti due testi del genere magari il problema è fare una cernita, di scremare, perché c’è troppa roba. Gli stimoli che ci hanno fornito queste due letture sono stati enormi e anche molto completi, quindi c’è stata – ovviamente – anche una curata supervisione storica e documentata su tutti i fatti che avvengono, ma, vi assicuro, che queste due letture sono piuttosto dettagliate ed esaustive”.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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