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Valladolid - 55 Seminci presentati Sin retorno e Die Fremde

Attualità

27/10/2010

VALLADOLID. Anteprima europea per l’esordio di Miguel Cohan che al suo primo film ha avuto l’opportunitá di lavorare con grandi talenti del cinema argentino: Federico Luppi, Leonardo Sbaraglia, Bárbara Goenaga e il giovane Martin Slipak. In concorso alla 55 Seminci, “Sin retorno” (Senza ritorno) è una detective story nella quale lo spazio piú importante è quello concesso ai problemi di coscienza che agitano i protagonisti e ai sotterfugi per sottrarsene. Non nuovo nella prima parte, il film acquista interesse quando l’inchiesta giudiziaria sembra risolta.

Di notte un attore della televisione investe un ciclista: gli rovina la bicicletta, ma il giovanotto se la cava e lo insulta. L’attore si sottrae alle invettive. Il giovanotto, imprecando, resta in mezzo alla strada dove questa volta viene investito da due ragazzi che tornano da una festa, e ci lascia la pelle. Senza testimonianze, la polizia non puó lavorare al caso, ma il padre della vittima cerca testimoni e ne trova uno che si ricorda dell’auto e della brusca frenata. Mentre il ragazzo brucia l’auto con la quale ha investito il ciclista, l’attore è condannato a tre anni e mezzo, ma conosce in carcere brutti ceffi che la sanno lunga sulla polizia e sul come ottenere informazioni. Tornato in libertá indaga per proprio conto.

Ex aiutante di Marcelo Piñeyro, il regista non ha girato un film poliziesco: si è mosso introspettivamente all’interno di due famiglie devastate facendo emergere sensi di colpa e tentativi di sottrarsi alla legge analizzando comportamenti della famiglia media. Superato l’antefatto, il film si segue con interesse.

Di famiglie si parla anche in un’altra opera prima, “Die Fremde” (L’estranea) dell’attrice austriaca Feo Aladag. E si parla di onore, secondo il concetto della comunitá turca che vive a Berlino. Da qui, Umay torna dal marito a Istanbul e riabbraccia Cem, il loro bambino. Bastano pochi giorni del comportamento violento del marito per spingere Umay, 25 anni, a prendere il bambino e tornare a Berlino. Superata la sorpresa, i familiari le ingiungono di tornare a Istanbul per non disonorare la famiglia. Umay si ribella e si nasconde in un centro per donne maltrattate. Quando i suoi tentano di farla rientrare nella comunitá, lei si nega, lavora in un ristorante e difende la sua libertá. Non resisterá peró a presenziare al matrimonio della sorella, dal quale verrá violentemente scacciata. Infatti la comunitá turca la considera disonorata. Il suo comportamento ha rischiato di mandare a monte quel matrimonio, e la famiglia sta mettendo a punto un piano per toglierle il bambino. A niente varrá l’aver ripreso gli studi ed essere pronta per l’universitá, né l’incontro con un giovane simpatico, né il piano di trasferirsi in un’altra cittá. Il disonore dovrá essere lavato.

Scritto dalla stessa Feo Aladag, e interpretato da Sibel Kekilli, Derya Alabora, Nizam Schiller, Setter Tannogen, “Die Fremde” dura due ore e analizza comportamenti e sentimenti di una societá caparbiamente e visceralmente legata a codici d’onore. Ne descrive i percorsi, di possibili riavvicinamenti e di irrevocabili condanne, in una cittá moderna dove i contrasti risultano ingigantiti.

Scritto da Renzo Fegatelli
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