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Valeria Golino, regista Messaggero d’Amore a Napoli

Attualità, Recensioni

03/06/2010

L’esordio alla regia di Valeria Golino, vede l’attrice partenopea cimentarsi con una storia ambientata a Napoli scritta a quattro mani con Valia Santella e con la produzione esecutiva del collega attore e compagno Riccardo Scamarcio.

Prodotto dal Pastificio Garofalo in un progetto che la celebre società produttrice di pasta ha sviluppato per il sostegno al cinema, Armandino e il Madre è ambientato nel cuore di Napoli, tra vicoli stretti, antichi palazzi e qualche abuso edilizio. Lì dove sorge il MADRE, il Museo d’Arte contemporanea, ospitato nello storico Palazzo Donnaregina. Intorno un intreccio di stradine buie e misteriose, una chiesa gotica e il brulicare della città. Da una parte le sculture di Mimmo Palladino, dall’altra i panni stesi ad asciugare,da una parte il silenzio asettico di certe sale candide del Museo, dall’altra i suoni di una città sempre in movimento.

Il contrasto è forte, gli opposti convivono l’uno accanto all’altro.

Armandino ha sei anni, è un vero scugnizzo napoletano, anche se la sua famiglia ha origini Rom e kossovare. Per Armandino il Museo è un po’ casa un po’ luna-park, è abituato a scorrazzare in quelle grandi sale fin da quando era piccolissimo. Tutti, comprese le guardie giurate, lo conoscono bene. Anche suo fratello Roberto ha una certa fama, soprattutto tra le ragazze che lavorano al Madre. Ha poco più di 20 anni, è furbo, sveglio ed è bello come il sole. Tutti lo chiamano lo “zingaro”. Tra le tante conquiste ha spezzato il cuore di Sara, una ragazza che lavora dentro il museo e che adesso ha deciso di partire. Armandino, quindi, ha una missione, fare di tutto per fare in modo che Roberto possa vedere Sara un’ultima volta.

Come nel film di Joseph Losey, Messaggero d’Amore anche qui abbiamo qui una spola tra due innamorati. Con la differenza che la Napoli carica di contraddizioni e di contrasti è più di uno sfondo, in quanto sembra influenzare con la sua luce, lo stato d’animo dei protagonisti. Come l’eroe eponimo, ovvero Armandino che dà il titolo al cortometraggio interpretato dal piccolo Denis Nikolic.

Un ragazzino brillante che la Golino segue energicamente con macchina a mano e che traina l’intero cortometraggio mentre i protagonisti si perdono tra i vicoli di Napoli e nel labirinto del Museo. Con qualche concessione alla commedia come nel caso del cameo dell’amica Iaia Forte, Valeria Golino costruisce un gioco d’amore bizzoso e giocoso come il sentimento che vuole andare a raccontare.

Mosso dalla mancetta che il fratello gli dà, Armandino convince Sara a tornare indietro sui suoi passi e cedere, ancora una volta, al fascino irresistibile del ragazzo. Una regia dinamica e poetica, è quella che Valeria Golino sviluppa per un esordio che è già una dichiarazione di intenti e d’amore per un cinema sofisticato, ma al tempo stesso popolare, radicato in sentimenti primari ed emozioni forti, sospese tra passioni giovanili e risate.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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