Valeria Golino
La donna di cuori
Intervista a Valeria Golino, protagonista di 36 Quai des Orfevres
Assieme a Monica Bellucci è la più internazionale delle nostre attrici. Ha lavorato al fianco di Tom Cruise, Dustin Hoffman, Gary Oldman, solo per citarne alcuni. Questo è il suo "momento francese". Oltralpe è oggi molto amata e ricercata. La strada gliel' ha aperta Respiro, il film di Emanuele Crialese che ha riscosso un grande successo di critica e pubblico in Francia. Poi è stata la volta di Alive, opera prima di Frederic Berthe, anche in questo caso un film molto ben accolto. Con 36 Quai des Orfevres (in uscita il 21 gennaio) è la consacrazione, con lei sul set ci sono i due mostri sacri del cinema francese, Daniel Auteuil e Gerard Depadieu. Valeria interpreta la donna amata da entrambi. Dirige Olivier Marchal e il film è un polar, ovvero un noir di pura scuola transalpina.
Che effetto le ha fatto lavorare in un noir?
"Mi è piaciuto, molto. Quando lavori in un film di genere devi entrare in un'atmosfera di recitazione diversa. Anche diversa da quella che, ad esempio, io so fare. E' stato stimolante".
In che senso diversa?
"Nel noir tutto: recitazione, ambienti, fotografia intesa come tipo di luce, si deve somigliare. Per ricreare appunto un'atmosfera. Olivier Marchal richiedeva anche questo agli attori".
In che modo?
"Attraverso un tono di voce particolare, molto ovattato, quasi spento, senza troppe espressioni, mai calcato. Per ottenere questa specie di uniformità estetica".
I personaggi femminili nel noir sono spesso funzionali alla storia che è invece tutta maschile. Lei che è abituata a ruoli molto complessi e a tutto tondo, come si è trovata nei panni della donna da noir?
"Nel film sono la donna che va e viene. Quasi un simbolo di qualcosa più che un personaggio a tutto tondo. Amata dai due protagonisti. Moglie di uno ed ex dell'altro. Avevo poche scene nel film e dunque dovevo riuscire a suggerire una serie di cose importanti, con poco. Ad esempio il fatto che tra me e il personaggio interpretato da Depardieu vi fosse stata una storia, ma al tempo stesso far emergere la relazione d'amore quotidiana con quello interpretato da Auteuil. E non solo, anche il fatto che questa relazione fosse la testimonianza di una speranza, della possibilità di una vita al di là delle brutture... . Non è stato un ruolo semplice. Senza contare che anche nella realtà ero la donna che va e viene. Nel senso che il film è durato molto, quattordici settimane, e io ho lavorato a tappe. E' stato un po' faticoso ogni volta riuscire a rientrare nell'atmosfera di cui le ho parlato. Ma al di là della fatica, una bellissima esperienza".
Come è andata con due "innamorati" di questo calibro sul set?
"Bene, certo. Lavorare con attori bravi rende sempre le cose più semplici".
E tra i due lei chi preferisce?
"Sono molto diversi. Depardieu è un viscerale, un attore molto generoso. Auteuil è uno di testa, cerebrale. Tra l'altro con lui ho lavorato molto più che con Gerard, avevamo diverse scene insieme. Non capisci subito tutta la complessità del lavoro di Auteuil. All'inizio magari puoi avvertire una distanza. Ma poi ti accorgi, andando avanti, di quanto sia importante quello che fa sul set. E, soprattutto, quando alla fine vedi il film capisci che lavoro straordinario abbia fatto e come ti abbia positivamente influenzato tutto questo".
Dunque anche voi attori il vostro film lo vedete da spettatori?
"Certo e ti accorgi delle cose belle, ma anche delle cazzate che hai fatto ".
Lei è una di quelle attrici che ha fiuto, che non fa mai scelte sbagliate. Come sceglie i ruoli? E' per prima cosa la storia che la prende, o che altro?
"Seguo il binomio sceneggiatura-regista. La storia di per sè è importante, ma non è tutto. La storia è come la racconti. Poi certamente contano nella scelta gli altri attori coinvolti. Contano mille cose, anche il periodo della vita in cui ti trovi. Ogni tanto hai anche proprio bisogno di lavorare e accetti qualche compromesso. Io tento di farlo il meno possibile".
SCRIVI UN COMMENTO