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Uomini di parola: la recensione

Attualità, Recensioni

11/07/2013

Ci sono film assolutamente imperfetti che ti trasmettono un grande piacere guardandoli. Questo è uno di questi. Grazie alla compagnia di tre star come Al Pacino, Christopher Walken ed Alan Arkin che riescono, soltanto con la loro presenza, a galvanizzare il pubblico.  La storia è quella di Val (Al Pacino) che appena uscito di prigione dopo ventotto anni trova ad aspettarlo il suo migliore amico Doc (Christopher Walken). I due vanno presto a recuperare un'altro vecchio compare  Hirsch (Alan Arkin), all'epoca l'autista delle loro rapine, adesso lungo degente in un ospizio. Il forte legame che li unisce è fatto di ricordi di tempi migliori ma soprattutto di complicità, visto che sono tre vecchi mascalzoni al tramonto. Adesso hanno deciso di passare una folle notte brava, per festeggiare la loro riunione. Tra viagra, prostitute, rapine e una grande voglia di sentirsi ancora vivi. Ma uno di loro nasconde un segreto terribile, che costringerà tutti a fare i conti per l'ultima volta con il loro balordo passato. 

Il regista Fisher Stevens, cerca di tappare, senza riuscirci, i buchi della sceneggiatura scritta dal giovane Noah Haidle. Ma sono i tre 'tenori' a salvare lo spettacolo, sebbene l'eccitazione del primo giorno e soprattutto della prima notte di Pacino sia troppo sopra le righe. Il film è diviso in due, una prima parte ridanciana all'ombra del Viagra, con battute a raffica e dopo qualche crepa nella farsa, una  seconda parte notturna e disperata, con il passato che torna a guastare la festa, ed il futuro che non promette nulla di buono. Il finale, potente, riscatta tutte le fragilità della storia. 

Scritto da Piero Cinelli
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