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Uno sguardo etico sull’oggi

Attualità

04/03/2011

Non si può parlare di cinema di denuncia a proposito del Gioiellino di Andrea Molaioli, perché siamo lontani anni luce dal cinema chiassone di Michael Moore, come dalle vicende, solo apparentemente analoghe, dei protagonisti di Wall Street raccontati da Oliver Stone. Anche se il film di Molaioli le sfiora, discretamente, ma senza cadere nel vortice dei miliardi. Eppure stiamo parlando di una truffa conclamata di 14 miliardi di euro. La più grande truffa italiana del dopoguerra, la più grande tra le svariate truffe finanziarie che si sono succedute nella storia semiseria della Borsa di Milano. Molaioli segue la traccia Parmalat, ma non quella dei soldi, che pure sono l'epicentro della tragedia parmense. Si distacca dalla narrazione della realtà, i luoghi, i nomi, i personaggi, sono volutamente cambiati, per cercare uno spessore diverso, più alto, della vicenda umana e storica. I personaggi vengono chiusi nella loro triste parabola, senza nessuna divagazione. Con una lettura intimista, quasi spirituale, delle loro dinamiche convergenti sulla necessità di non smettere di fare del male. "Il film - ha dichiarato Toni Servillo - contiene molti spunti di riflessione, uno è legato al concetto di impunibilità che si sta allargando a macchia d'olio, l'altro è legato ad una presunta negoziabilità delle leggi, dettate dalle circostanze, adeguate ai tempi, legate alle persone e non più qualcosa al di sopra di noi e che ci riguarda tutti, e infine la limitazione e anche il depauperamento del sentimento della vergogna."

Scritto da Piero Cinelli
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