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Uno, cento, mille comici al governo

Attualità, Personaggi

28/02/2013

"C'è grande disordine sotto il cielo e la situazione è eccellente" (Mao Zedong). Chissà se avrebbe commentato con queste parole la situazione italiana il grande timoniere cinese, nonché grande dittatore della Cina comunista e, a tutti gli effetti, nel bene e nel male, padre della Cina di oggi. Di certo Beppe Grillo un pensierino a Mao ce l'ha fatto, se non altro quando ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina che a tutt'oggi risulta la sua impresa più grande, dopo ovviamente la vittoria elettorale dei giorni scorsi. Certo Mao non era un comico, e a quanto pare, non aveva nemmeno il senso dell'ironia. Ma questo non era certo un pregio. E poi chi l'ha detto che un comico non può diventare un leader politico? A guardare anche adesso alle molte vecchie facce di ri-eletti a Montecitorio o Palazzo Madama che forse è anche peggio, comici non ce ne sono ma comparse tante.  Come poi se il comico fosse un mestiere da disprezzare, rispetto alle cosiddette professioni nobili di cui sono pieni gli scranni con i risultati che conosciamo. E' la sindrome di superiorità nei confronti dei cosiddetti buffoni, allargata poi per via diretta a tutti gli artisti, passata direttamente dalle menti illuminate del medioevo a quelle di oggi. Una delle tante smagliature della nostra storia che fa riflettere sulla grande amicizia tra Grillo e l'autore premio Nobel del Mistero Buffo. Probabilmente noi che ci occupiamo di cinema a tempo pieno siamo più vaccinati di altri rispetto a questi ridicoli pregiudizi. Anzi, spesso siamo tentati da una sindrome opposta a quella anti-comici, e da questo punto di vista ci fa veramente ridere l'onorevole tedesco Schäuble che dice che le elezioni italiane sono state vinte da due comici. Magari fossero tutti comici e artisti, capaci di farci ridere e sognare, non solo piangere. Capaci di una sana narrazione popolare fatta di sogni e bisogni delle persone. Di tutti, nessuno escluso, pena la gogna. Allora chi può governarci in questa situazione? Non certo i vecchi arnesi, logorati e delegittimati. E nemmeno Beppe Grillo, troppo polemico, troppo aggressivo, un Mao Zedong in sedicesimo. Il mio ideale è Toni Servillo. O meglio un clone di Servillo: il professore Giovanni Ernani di Viva la libertà, un film che tragicamente è sfuggito alla nomenclatura piddina. Non l'avete ancora visto? Allora vi meritate questo ed altro.

Scritto da Piero Cinelli
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