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Una storia di violenza Giornate degli Autori: L’Amore Buio di Antonio Capuano

Attualità, Recensioni

03/09/2010

E’ una storia vera quella che il regista Antonio Capuano sublima nel suo L’Amore Buio, film inizialmente molto interessante che pian piano, dopo una partenza travolgente, si perde nei meandri di una narrazione non necessaria e in molti momenti afflitta dall’ossessione per il superfluo.

Un gruppo di adolescenti, dopo una giornata al mare a Napoli, stupra una coetanea. Uno di loro pentitosi, la mattina, confessa, spedendo tutti nel carcere minorile di Nisida.

Lì, irrequieto, trova la propria pace soltanto iniziando a scrivere alla sua vittima lettere in cui le parole diventano qualcosa di più di una confessione, ma un vero e proprio improbabile atto d’amore.

Pian piano la sua vita inizierà a cambiare e perfino la ragazza, a differenza di lui, proveniente da una famiglia agiata, capirà di dovergli rispondere per ritrovare qualcosa di se stessa.

Dinamico e vitale, L’Amore Buio annovera una serie di momenti decisamente straordinari, diluiti in un contesto problematico dove il gioco di corrispondenza tra i due giovani protagonisti lascia, comunque, al di fuori lo spettatore. Lei, circondata da genitori inconsistenti, (da registrare e salutare l’ultima interpretazione del compianto Corso Salani) e da altri personaggi effimeri, è una figura meno interessante, ma anche molto meno riuscita rispetto al protagonista maschile interpretato dalla giovane rivelazione Gabriele Agrio.

La presenza di attori come Valeria Golino, Fabrizio Gifuni e Luisa Ranieri non migliora una trama fragile scritta, però, con il talento educato dalla consueta ironia di Capuano dagli sprazzi come sempre geniali.

Versione acida di "Giulietta & Romeo", L’Amore Buio è un film su un legame impossibile, in cui vittima e carnefice vivono vite separate in quartieri poco lontani, ma in realtà distantissimi all’interno della stessa città.

Borghese lei, proletario lui, il film racconta senza mai colmarla sul piano narrativo una distanza fatale che lascia lo spettatore confinato al di fuori di una storia dove non sappiamo quello che accade davvero. La reazione singolare della ragazza che pare più una bambina viziata (nonostante la violenza) che una giovane vittima di un trauma rende ancora più complicato l’apprezzamento di un film in cui la vulnerabilità dei protagonisti non viene, alla fine, sublimata in qualcosa di più concreto.

Il finale rarefatto e simbolico de L’Amore Buio non aiuta lo spettatore cui viene ripetutamente promesso un incontro che, probabilmente, non avverrà mai.

Un film, dunque, incompleto, perché la storia che valeva la pena raccontare, forse, sarebbe dovuta essere un’altra e non questa separazione scarsamente drammatica, nonostante, come detto, Capuano dimostri una sensibilità e un talento unico nel fare dettare il suo stile visivo da una narrazione potente e originale.

Il difetto fatale di questo film non è il suo essere una storia di violenza, bensì la narrazione di vite irrisolte che unite da circostanze deprecabili e casuali, si dissolvono in esistenze problematiche e anonime.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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