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Una sconfinata solitudine Somewhere di Sofia Coppola

Attualità, Recensioni

03/09/2010

Dopo Marie Antoinette, Sofia Coppola torna al presente come Somewhere storia di una Star hollywoodiana in crisi, alle prese con il nulla che circonda la sua esistenza glamour piena di lussi, di donne bellissime, sigarette, alcol e qualche (occasionale) droga.

L’incontro con la figlia undicenne costretta dalle circostanze a trascorrere un periodo con lui, mettono l’uomo dinanzi alla propria pochezza e nullità, a dispetto di un mondo fatto da conferenze stampa popolate da giornalisti cretini e da premi in paesi come l’Italia dove il mondo dello spettacolo ha sempre una connotazione particolarmente penosa. La partenza della figlia per il campeggio risulterà particolarmente traumatica per entrambi, fino a quando il protagonista deciderà di fare qualcosa per cambiare la situazione.

Somewhere che in italiano potrebbe tradursi con ‘da qualche parte’ è un film che in comune con il capolavoro Lost in Translation interpretato da Bill Murray e Scarlett Johansson ha sia un attore come protagonista che il rapporto tra un uomo e una giovane (in questo caso giovanissima….) donna in grado di guardarlo con occhi diversi e fargli capire una serie di cose.

Entrambi ambientati in “non luoghi” come alberghi e casino, i due film condividono un finale aperto in cui è lo spettatore a decidere quello che accadrà al protagonista al termine della pellicola.

Nonostante qualche cliché di troppo e un certo compiacimento nel mostrare in maniera reiterata determinate situazioni, Somewhere è un film interessante che oltre a confermare il talento della Coppola e la sua ironia nel mostrare la società contemporanea, diventa un’ulteriore riflessione sul mondo dello spettacolo, sulle sue fragilità e follie, viste attraverso gli occhi di un protagonista che vive un profondo scollamento rispetto alla vita che sta conducendo.

Il limite di Somewhere è semmai quello di avere al centro della trama un protagonista con cui è difficile essere del tutto simpatetici: il fascino e il carisma del ritrovato Stephen Dorff che ha finalmente un ruolo all’altezza del suo talento, si scontrano, però, con il contesto di dovere raccontare la storia di un uomo che sprofonda nel lusso, nel sesso e nella droga illudendosi che “da qualche parte”, esista un altrove in grado di cambiare quella vita che non per mancanza di intelligenza non si riesce a prendere in mano nel presente e nel luogo dove ci si trova. In quello che gli stoici latini avrebbero chiamato ‘hic et nunc’ ovvero ‘qui ed ora’.

In questo senso, invece, Somewhere è un requiem per il sogno hollywoodiano, per l’illusione di riuscire a fermare il tempo, per lo scintillio di una Mecca del cinema cupa, labirintica dove il denaro compra soltanto delle cose, ma non la felicità.

Interessante, ma non travolgente o commovente, Somewhere, però, resta un film lucido, una riflessione intrigante sul mondo dell’entertainment e, più in generale, sulla solitudine nella società di oggi.

Una pellicola sul mondo del cinema visto da dentro con un piccolo senso di disgusto per le luci rimasti accese quando si spengono quelle dei riflettori.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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