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Una giornata particolare

Attualità, Personaggi, Recensioni

04/09/2012

L'intervallo di Leonardo Di Costanzo

Un ragazzino di diciassette anni che, d’estate, aiuta il padre ambulante a vendere aranciate all’angolo della strada viene costretto a fare la guardia ad una sua coetanea prosperosa e vistosa che deve incontrare un capetto locale della camorra.

Fino a quando i due non si parleranno, lui non deve perderla di vista altrimenti saranno guai… Sequestrati, quindi, entrambi loro malgrado in un rudere da cui si domina il loro quartiere periferico di una Napoli pressoché indifferente, i due adolescenti hanno un incontro turbolento. Lei, cinica e sexy, come può essere l’incarnazione di una gioventù sfacciata che ha visto maturare troppo presto una bambina in un corpo da donna, lui, goffo e silenzioso, scocciato e ancora ragazzino. Un incontro tra personalità diverse in attesa di un momento che potrebbe significare molto per Veronica: un segreto che vuole comunicare e un destino possibile cui, evidentemente, non vuole pensare. Un confronto difficile tra queste due personalità distanti eppure limitrofe in un quartiere disagiato dove tutti conoscono tutti. Ostilità, gioco, complicità e, forse, perfino qualcos’altro caratterizzano questa giornata particolare di attesa di due innocenti alle prese con un carico di dicerie, pettegolezzi e tragedie concrete all’ombra della camorra.

Diretto da Leonardo Di Costanzo eccellente documentarista al suo esordio alla regia di un film scritto insieme a quel grande talento che è Maurizio Braucci, L’intervallo è estremamente coinvolgente e a tratti commovente, perché parla in maniera semplice e composta della “gioventù bruciate” non dal sole estivo, bensì dalla vita senza speranza in un mondo dominato da ‘mostri’ capaci di ‘abusare’ di una ragazzina. Nessuna violenza caratterizza questo film se non una perfino più crudele di quella del corpo ovvero quella dell’anima, dove ad essere stuprata è la gioventù di un’adolescente come tante la cui colpa è di essere, forse, troppo bella e adulta rispetto alle sue coetanee.

Interessante e a tratti perfino sorprendentemente divertente, il film fotografato da Luca Bigazzi colpisce lo spettatore per la sua linearità e per il suo confronto soft tra adolescenti deprivati non solo del futuro, ma anche del presente da parte di criminali da strapazzo, ma non per questo meno pericolosi. Un film che intrattenendoci e perfino riuscendo a divertirci ci racconta di una pausa in un mondo in guerra, in cui le principali vittime sono la spensieratezza e la libertà. Una narrazione in crescendo che si sublima in un finale importante in cui i due giovani protagonisti interpretati in maniera notevole da Antonio Bull e Francesca Riso si ritroveranno alle prese con il mondo da cui si sono distaccati, finendo in un luogo quasi ‘fatato’ popolato da presenze misteriose che, però, consentiranno loro di fermarsi a riflettere sulla miseria e sulla violenza che li circonda. Guardiano e prigioniera, amico e amica, potenziale amante e amata sono tutti ruoli che si confondono in un luogo misterioso e ostile che li obbliga a parlare scambiandosi confessioni e segreti con un momento altissimo di cinema in cui il giovane protagonista si prende la responsabilità di quanto potrebbe accadere alla ragazzina in suo potere. Un attimo commovente che fa la differenza tra il bene e il male, tra l’essere complice e il ribellarsi così come è proprio della gioventù in quella che sembra l’avventura di una giornata particolare e che, invece, è un incontro in cui verità lancinanti vengono a galla e in cui nulla, nel bene e nel male, sarà più come prima.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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