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Un uomo contro tutti (per il bene dell’America)

Attualità, Recensioni

16/01/2013

Oltre dieci anni dopo Amistad, Steven Spielberg torna a confrontarsi cinematograficamente con il tema della schiavitù, raccontando la complessa storia della sua abolizione, tramite l’approvazione del Tredicesimo ammendamento della Costituzione americana da parte del Congresso degli Stati Uniti nel gennaio del 1865 dopo quattro lunghi e sanguinosi anni di Guerra Civile.

Un racconto i cui tratti più geniali e perigliosi si confondono con quelli dell’uomo che ha fortemente voluto l’abolizione di questa tratta vergognosa e che, genio della strategia, è riuscito in una battaglia politica senza precedenti che, alla fine, gli è costata la vita.

Lincoln interpretato da un sempre straordinario e intenso Daniel Day Lewis è una delle opere più importanti e originali di Steven Spielberg. Un film basato sulla forza delle idee e sul racconto intimista della vita di un uomo, “torturato” da una moglie rompiscatole, lacerato dai sensi di colpa dinanzi agli oltre seicentomila morti della Guerra Civile tra cui uno dei suoi figli, determinato a cambiare – per il meglio – il futuro del suo paese.

Un film che grazie alla fotografia di Janusz Kamnsky ricorda i quadri dell’epoca in cui i ritratti di uomini imponenti si confondono nei chiaroscuri che emergono la fioche lampade a petrolio, volte a illuminare tormenti e intuizioni maturati nel freddo di gelide notti senza sonno.

Un film monumentale e affascinante, limitato nella sua efficacia e nel suo coinvolgimento emotivo da un’edizione italiana fragile, ovattata e teatrale e con un Lincoln doppiato in italiano da un pur bravo Pierfrancesco Favino che, però, sembra distrarre lo spettatore dal senso delle sue parole e non riuscire a coinvolgerlo in pieno.

Lincoln è un film in cu l’epica di un evento che ha segnato il futuro dell’umanità (quando il presidente del Congresso vota violando una prassi consolidata di astensione dice “Questa non è la ‘solita cosa’, questa è la Storia…”) affonda le sue radici nell’intrigo, nella corruzione, nella persuasione coatta di politicanti di seconda mano, non troppo differenti dai nostri, che per motivi oggi apparentemente vani hanno – in una maniera o nell’altra – cambiato per sempre la vita degli oltre quattro milioni di neri, prigionieri, schiavi che vivevano all’epoca negli Stati Uniti. Un film importante sulla lungimiranza e la forza d’animo di un uomo di cui Spielberg fornisce un ritratto molto intimo ed umano, aiutando lo spettatore ad entrare in punta di piedi nella vita della sua famiglia, nei suoi piccoli drammi personali, raccontando l’omicidio che ne cessò l’esistenza attraverso gli occhi impauriti e addolorati del figlio più piccolo del Presidente nei confronti del cui dolore non possiamo smettere di commuoverci così come dinanzi alla brutalità della schiavitù, indignandoci di fronte all’arroganza che giustificava sul piano politico, religioso ed economico la supremazia della razza bianca.

Lincoln come capita sempre al cinema politico di Steven Spielberg è un film da vedere e apprezzare fino in fondo per la sua onestà intellettuale e per il suo raccontare con toni grandiosi, ma anche semplici una storia che tutti dovrebbero conoscere, non solo per apprezzarne il suo protagonista, ma per non dimenticare la sua lezione umana e politica, certamente controversa e da non dimenticare per il coraggio e l’importanza delle sue scelte.

Scritto da Marco Spagnoli
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