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Un regista Paranormale, incontro con Oren Peli

Attualità, Interviste

29/01/2010

Oren Peli è israeliano, è un esordiente assoluto ma con il suo film Paranormal Activity è diventato un vero caso. La storia di una coppia che vive in una casa infestata dagli spiriti ha realizzato incassi record partendo da un budget ridottissimo. La pellicola è davvero molto spaventosa e si capisce il successo ottenuto. Provare per credere dal 5 febbraio distribuito da Filmauro. Abbiamo parlato con l’artefice di questa ‘creatura’.

Come ci si sente ad essere il regista di un fenomeno?
In realtà sono molto eccitato ma soprattutto per il successo che ha ottenuto il film. Ci sono voluti anni per realizzare Paranormal Activity e riuscire a farlo distribuire proprio perché io non ho una formazione cinematografica e non conosco – o meglio non conoscevo – nessuno dell’ambiente. In realtà mentre giravo, pur sperandolo, neanche mi illudevo che questo film sarebbe mai uscito nei cinema. A tutt’oggi mi fa un certo effetto vedere come la Paramount, che ha nel suo catalogo blockbuster come Star Trek, stia curando la distribuzione di un film che nel cast non ha neanche un nome di richiamo. Eppure i risultati delle sale e le reazioni del pubblico mi fanno capire di essere riuscito nel mio intento: spaventare.

Un fenomeno dato che il film è costato 15.000 dollari, è passato a mezzanotte per molti mesi solo a New York e Los Angeles e poi, grazie al passaparola, hanno raddoppiato le copie ed è andato benissimo con critica e pubblico. Se lo aspettava?
No a dire il vero non pensavo che il mio progetto avrebbe avuto un destino così straordinario. In realtà il budget iniziale era di 10.000, solo alla fine siamo arrivati a 15.000 dollari. Abbiamo girato tutto a casa mia, che era comunque abbastanza spoglia, bisognava arredarla e pitturarla. Le riprese sono state fatte in soli sette giorni, anche se ci è voluto un anno di preparazione dove ho lavorato alla recitazione con gli attori e mi sono documentato. I giorni di lavorazione sono stati molto pochi grazie anche a questa lunga preparazione ma mi sono ritrovato alla fine con circa 70 ore di girato, che mi hanno preso 10 mesi per il montaggio. E poi il fatto che la troupe sostanzialmente fosse composta solo da me ha tagliato tantissimo i costi. Tutto questo è iniziato nel 2006, circa due anni dopo abbiamo cominciato a far girare il film in alcuni piccoli festival e due sale di New York e Los Angeles si sono messi a proiettarlo a mezzanotte. Il pubblico ha risposto in maniera incredibile. Il film piaceva moltissimo e tutti ne uscivano terrorizzati. Da quel momento è iniziato un passaparola che ha portato a far sì che le copie diventassero 12 e poi con il passare del tempo 760  e che il film incassasse milioni di dollari.

Perché secondo lei Paranormal Activity fa così paura?
Ho puntato molto sul realismo delle situazioni e per questo mi sono ispirato a suggestioni provate personalmente. La prima volta che mi sono trasferito da solo in una casa di notte sentivo ogni minimo rumore e questo, per uno poco abituato al silenzio, scatenava in me fantasie e paure. Allora, da buon geek (strano), ho pensato di mettere delle telecamere dentro casa per vedere se riuscivo a riprendere qualcosa. Non ha mai funzionato. Avendo in mente un film come The Entity, se immaginiamo dei rumori dentro casa, durante la notte quando siamo più indifesi, chi non si spaventerebbe? Se lo stile aggiunge al tutto il grado giusto di realismo, viene quasi facile riuscire a spaventare le persone… Anche l’uso delle telecamere amatoriali è stato pensato per ricreare questo effetto realistico. E’ stato uno dei primi punti fermi del mio lavoro: aumentare la sospensione dell’incredulità utilizzando un mezzo che non facesse pensare subito che dietro la telecamera ci fosse una troupe. Ormai siamo tutti abituati a guardare i reality in tv, che mostrano fatti e relazioni tra persone che dovrebbero avvenire senza mediazioni, ma la sensazione di costruito è evidente. Questa percezione aumenta la sensazione di distacco dal classico modo di girare del cinema. Ma girare ad effetto realistico non significa “mettiamo la camera così e riprendiamo quello che succede”, c’è dietro una grandissima attenzione nei dettagli e una grande cura nella recitazione, grazie alla disponibilità dei due attori, Micah e Katie.

E’ d’accordo quando paragonano il suo film a The Blair Witch Project?
Sì anche se le due operazioni sono molto diverse. Io non ho una formazione professionale classica per un regista, ero un programmatore di software, quindi non possedevo realmente il curriculum per girare un film. Ma sono un appassionato di horror d’atmosfera e mi affascinava molto l’idea che film come The Blair Witch Project, ma anche The Others e Il sesto senso, abbiano avuto successo grazie al potere delle proprie idee. Soprattutto Blair Witch ha dimostrato che anche con pochi soldi ma con una buona scrittura, l’attenzione al montaggio e la cura alla recitazione riesci a ottenere un film di grande successo. Prima della lavorazione del film ho studiato tantissimo, leggendo trattati di demonologia e guardando molti documentari televisivi riguardo possessioni ed esorcismi, concludendo che le possessioni demoniache sono quelle più violente. Mi sono dovuto documentare a dovere per prepararmi al meglio nello scrivere, dirigere, montare e sonorizzare il film. Le uniche persone che hanno lavorato alla produzione del film oltre me sono state il mio migliore amico, la mia ragazza e un tecnico per il trucco.

Abita ancora nella casa dove ha girato il film e come ha trovato due protagonisti così bravi, che non sono attori professionisti?
Certo la casa è la mia e abito ancora lì. Gli attori non sono conosciuti ma stanno studiando recitazione quindi non sono proprio dei non professionisti. Non era facile interpretare quelle parti: dovevano recitare senza dialoghi scritti e seguendo semplicemente un canovaccio per poter risultare naturali, come se stessero girando un documentario. Non a caso il film, a parte qualche eccezione, è stato girato in sequenza, proprio per mantenere un grado sempre più elevato di partecipazione emotiva all’interno della storia. Addirittura il protagonista per buona parte del film si trovava anche a dover fare l’operatore, quindi era necessario qualcuno che desse la sua totale disponibilità. Micah e Katie sono stati perfetti, capivano sempre quali sensazioni dovevano trasmettere.

Che cosa ha pensato quando le hanno detto che Steven Spielberg ha visto il film non tutto in una volta perché aveva troppa paura… e poi l’ha riempita di complimenti…
Ma quasi non ci credevo, poi mi hanno raccontato che invece se lo è visto una parte presso gli studi della Paramount e effettivamente ha finito di guardarlo il giorno dopo. La cosa più importante è che un regista della fama e del valore di Spielberg ha supportato Paranormal Activity al massimo. Mi ha voluto incontrare, mi ha fatto i complimenti e incoraggiato a continuare in questo lavoro ma, non solo, ha anche materialmente aiutato il film pubblicizzandolo e facendo in questo modo, ulteriormente, aumentare le copie che giravano per il mondo. L’incontro con lui è stato uno dei momenti più incredibili della mia vita.

A che punto è con Area 51 il suo nuovo lavoro e di cosa si tratta?
E’ un progetto in fase di produzione e non si può ancora rivelare nulla. Ma nasce dal mio amore per un grande capolavoro del passato, Incontri ravvicinati del terzo tipo, quindi il genere in qualche modo si può intuire.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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