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Un Marco Aurelio per Marcantonio “Toni” Servillo, migliore attore del Festival di Roma

Attualità

05/11/2010

Un premio annunciato che Primissima già nel titolo della recensione dell’intelligente film di Claudio Cupellini, Una vita tranquilla aveva, di fatto, ampiamente previsto.

Un pronostico dovuto non ad una particolare preveggenza, né – tantomeno – ad un evidente demerito degli altri attori presenti nel Concorso della quinta edizione del Festival di Roma, bensì per la straordinaria qualità di questo attore che, nel corso degli ultimi anni, è diventato senza dubbio uno dei grandi punti di riferimento del cinema italiano.

Toni Servillo, nel film di Cupellini, dimostra tutto il suo talento nel dominare la scena con una forte carica di ambiguità e vulnerabilità. La normalità ostentata è quella che fa lentamente scivolare lo spettatore alla scoperta di un mistero rispetto una vita passata tutt’altro che tranquilla e facile. Una grande interpretazione di un attore colossale per una sceneggiatura intelligente e una regia lungimirante da parte di un giovane regista di grande talento che con umile lucidità ha saputo raccontare un’ottima storia sublimata in un film di genere violento e terribile nella sua carica di violenza e sensualità.



Un film interamente dominato, anche questo come il recente Gorbaciòf presentato a Venezia, dalla forza espressiva di questo artista, regista, “capocomico” come si diceva una volta, che ‘lanciato’ nel cinema dalla collaborazione con Paolo Sorrentino, è diventato uno dei pochi attori italiani, il cui nome attira persone al cinema in virtù del suo carisma e della sua bravura.

Toni Servillo, quindi, oltre a meritare pienamente il riconoscimento assegnatogli dalla giuria presieduta da un altro grande attore e regista come Sergio Castellitto, per Una vita tranquilla,  grazie a questo premio con cui condivide, ironia della sorte, un nome romano molto importante, offre un’ulteriore conferma del suo talento.

Una testimonianza prestigiosa della capacità di Servillo di fare assurgere agli altari della gloria artistica, personaggi apparentemente normali che presi a prestito dalla cronaca, l’attore ci restituisce in tutta la loro fragile ferocia e in tutta la loro violenta dolcezza.

Scritto da Marco Spagnoli
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