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Un incubo lungo una vita intera

Attualità, Recensioni

14/06/2012

Il nuovo film scritto e diretto dai Fratelli Marco e Antonio Manetti è una “favola nera” nel solco della grande tradizione del cinema italiano e, al tempo stesso, con uno sguardo raffinato all’horror internazionale e – in particolare – a quello nipponico e spagnolo nei cui confronti, però, mantiene grande autonomia ed originalità.

 

Paura 3D ispirato liberamente alla drammatica vicenda di Natascha Kampusch, la ragazza austriaca che per otto anni è rimasta segregata in prigionia da parte di un vero e proprio orco, è interpretato da un irriconoscibile Peppe Servillo insieme alla talentuosa Francesca Cuttica. Sono loro due il cuore di una storia di vittima e carnefice in cui i Manetti immettono inquietudini e perversioni volti a ‘sparigliare’ le carte e a rendere tutto più ambiguo e complesso.

Con la colonna sonora composta da Pivio che annovera anche alcuni gruppi rock e metal, il film dei Manetti è un horror molto classico in cui tre ragazzi di periferia si trovano a fare una bravata, entrando nella villa appena fuori città di un nobile che, teoricamente, è in viaggio verso un raduno d’auto d’epoca in Svizzera.

Le cose andranno molto diversamente in un crescendo di sangue e di violenza (soprattutto di natura psicologica) in cui i giovani scopriranno segreti inconfessabili e dovranno fare delle scelte terribili.

Intrigante e interessante, Paura 3D è, forse, il migliore horror italiano degli ultimi anni per la sua capacità di andare oltre la cronaca e il genere, esplorando psicologie differenti e contrastanti in una chiave di doloroso confronto. Un film duro, ma al tempo stesso molto secco ed essenziale in cui la curiosità dei Manetti per il cinema di genere si declina in un crescendo di errori e ingenuità che si infrangono drammaticamente contro un male ineluttabile che lascia sgomenti sia gli spettatori che i protagonisti.

Girato con un buon 3D che evita i trucchetti, Paura 3D è un film divertente, ma anche spaventoso che gioca con le inquietudini del pubblico messo dinanzi alla constatazione drammatica rispetto a come possa essere ridotto chi subisce un incubo in grado di durare una vita intera.

Violento, drammatico, disturbante, un film destinato soprattutto ai ragazzi, ma non solo vista l’esplorazione psicologica dei personaggi e la loro originale caratterizzazione.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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