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Un grande Bill Murray interpreta Franklyn Delano Roosevelt in A Royal Weekend

Attualità, Recensioni

10/01/2013

Dopo il successo de Il discorso del Re, A Royal Weekend si propone di riportare il pubblico nel mondo della fine degli anni Trenta e di incontrare una volta ‘in forma privata’ i sovrani di Inghilterra. Così il regista di Notting Hill Roger Michell si confronta con un altro pezzo di storia legata alla vita di Re Giorgio VI, padre dell’attuale regina di Inghilterra Elisabetta II.

A Royal Weekend racconta, infatti, i due giorni trascorsi dal giovane sovrano insieme a Franklyn Delano Roosevelt durante un memorabile viaggio negli Stati Uniti nel 1939 volto a riconquistare il favore dell’ex colonia nel caso della più che probabile guerra con la Germania hitleriana. Tutto questo, però, sullo sfondo delle tante scappatelle del Presidente degli Stati Uniti con varie donne tra cui una lontana cugina portata sullo schermo con grazia da una volutamente dimessa Laura Linney nel contesto rurale della casa di campagna di Roosevelt.

Nonostante la grande interpretazione di Bill Murray nel ruolo del Presidente, A Royal Weekend è un film nel migliore dei casi inutile, nel peggiore noioso e soprattutto impreciso dal punto di vista storico. L’ideatore del New Deal uno dei più grandi uomini politici del Ventesimo Secolo è raccontato come un uomo malinconico ed eccentrico, mentre il Re e la Regina di Inghilterra sono mostrati come una coppia innervosita dall’incontro con il potente uomo politico americano, l’unico in grado di salvare l’impero britannico dalla rovina. Pieno di battute e battutine marcatamente anglosassoni, il film ha un andamento discontinuo e passa dalla narrazione personale degli amori segreti del Presidente alle questioni di Stato con facilità e leggerezza disarmanti. Non particolarmente divertente, né decisamente brillante, il film sembra essere un’ottima idea sminuita da una sceneggiatura ‘televisiva’ dove tutto viene spiegato, senza lasciare niente di davvero interessante allo spettatore pronto a scoprire figure storiche eccezionali colte nel loro privato. Un progetto cinematografico curato dal punto di vista delle ambientazioni e del cast che, però, non riesce ad andare oltre la commedia di maniera per essere davvero efficace sul piano della narrazione e riuscire a fissare un punto di equilibrio tra i tanti filoni narrativi: dalla politica alle delusioni personali, dai tradimenti alla ricerca della propria identità politica e personale. Una storia portata avanti come una piéce teatrale che, però, non beneficia di un testo davvero interessante o soprattutto importante.

Alla fine del breve film che supera di poco l’ora e mezza gli interrogativi sono tanti: quale storia abbiamo visto? Quello di una cugina di Roosevelt innamorata, nonostante tutto, del politico bugiardo e divertente? Di un giovane Re diventato finalmente ‘uomo’ facendo scelte anticonvenzionali come quella di mangiare un hotdog in pubblico con scandalo della sua consorte? Di un Presidente geniale sempre un passo avanti agli altri nonostante tutto? Di un momento fondamentale e poco conosciuto della storia dell’umanità?

A Royal Weekend apre una serie di tematiche degne di migliore sviluppo cui, purtroppo, non riesce a dare pienamente seguito sul piano narrativo ed è questo il limite più snervante del film: una storia interessante con grandi attori trattata con superficialità e in maniera tutt’altro che adeguata alle possibilità della narrazione con il rischio di annoiare e non certo di intrigare il pubblico.

Scritto da Marco Spagnoli
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