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Un giorno devi andare… al di là di te stesso!

Attualità, Interviste, Personaggi

25/03/2013

Almeno una volta nella vita ognuno di noi avrà sentito l’esigenza di andare oltre alla sua esistenza, di fare una ricerca, di capire chi siamo realmente che cosa ci angoscia o ci rende infelici. Nel nuovo film di Giorgio Diritti (Il vento fa il suo giro – L’uomo che verrà) è il viaggio che viene utilizzato per far uscire quella voce che internamente ci sta dicendo che qualcosa non va e che c’è bisogno di scavare in profondità dentro noi stessi per uscirne, si spera, con una comprensione maggiore del senso della nostra esistenza su questa Terra.

Augusta, una bravissima Jasmine Trinca, se ne va dall’Italia, da un paesino del Trentino dove viveva con la madre – il padre è morto da poco - e si unisce a Franca, una suora missionaria, che lavora in Amazzonia tra gli Indios. Dopo qualche mese al fianco di Franca, Augusta decide di proseguire il suo viaggio da sola, disgustata da come i missionari impongano la religione cattolica a persone che non ne capiscono il significato. E che accettano, battesimi, preghiere, comunioni, solo per bisogno. Augusta lo sa che dal dolore non si scappa, il viaggio non ha per lei questo significato, non deve mostrare che sa vincere la paura ma vuole ritrovare il significato della sua esistenza partendo dalla base, dal primitivo.

Nella nostra società abbiamo tutto ma siamo individui soli, i millenni di sensi  di colpa che ci portiamo appresso e i condizionamenti ci imprigionano, quotidianamente, in esistenze che diventano banali routine. Tra chi non ha niente, come gli Indios, nonostante i problemi non gli manchino di certo, il senso della comunità, del condividere, dell’affrontare ogni situazione insieme, gli regala sempre un sorriso sulle labbra. E’ molto forte in Un giorno devi andare la contrapposizione tra le maestose immagini dell’Amazzonia con la sua natura così immensa, grande, imponente e quelle del Trentino, un mondo quasi medioevale fatto di preghiere, minestrine in brodo, grigiore, freddo. La vita/la morte, la modernità/il primitivo, la città/la natura strabordante e inquietante, due mondi a parte…

Giorgio Diritti, uomo di grande intelligenza e cultura, non fa di certo un lavoro manicheo, non è che si esce dal film pensando che la miseria ci salverà… assolutamente no, Un giorno devi andare ci mostra realtà molto sfaccettate ma, anche un modo di guardare alla vita meno complesso di quello che noi pensiamo. Ad esempio riuscendo a fare in modo che la nostra esistenza non sia solo frutto dei nostri pensieri e della nostra mente, ma che si lasci spazio alle sensazioni, alle emozioni, senza che il giudizio, la memoria intervengano, ogni volta, e tornino a distruggere la ricerca di capire che cosa è l’amore e la felicità.

Diritti da dove nasce questo progetto che oltre ad essere - produttivamente e narrativamente molto impegnativo – è anche sicuramente non di facile approccio? “Parte dal fatto che volevo fare un film sul senso del viaggio. Non il viaggio turistico, chiaramente, ma quando si arriva ad un punto della vita che si sente l’esigenza di intraprendere un altro cammino, che è quello che con coraggio e ostinazione compie Augusta. Il viaggio ti porta a scoprire le emozioni interiori, è l’occasione per trovarsi di fronte a situazioni che ti costringono a prendere decisioni perché ci sono delle priorità. E, mai come ora, penso che questo tema sia attuale e non solo perché c’è la crisi economica, morale, psicologica che stiamo vivendo. Penso, soprattutto, che dopo anni di promesse, di consumismo esasperato, abbiamo ottenuto tanto - mi riferisco, ad esempio, al campo tecnologico o scientifico – ma tutto ciò non ha fatto in modo che il vuoto che ci portiamo dentro, l’angoscia che sentiamo nella nostra vita, svanisca. Anzi, a mio avviso, li ha resi ancora più forti. Perché siamo tutti più soli ed ingabbiati nelle nostre abitudinarie esistenze. Il viaggio ti deve dare la capacità di riuscire ad osservare, guardare – soprattutto nel caso del mio film ambientato in un mondo così lontano dal nostro – senza che intervenga alcun giudizio o comparazione con la vita che hai lasciato. Solo facendo questo percorso si può entrare nei meccanismi della nostra mente e cercare di smantellarli per lasciare il posto all’amore, alla creatività, alla pienezza e colmare i vuoti che sentiamo. Con questo non voglio dire che occorre andare in Amazzonia per compiere questo viaggio, può bastare anche passeggiare per Roma. E’ lo sguardo che deve cambiare”.

Nei suoi film le donne hanno sempre avuto un ruolo centrale, predominante, rispetto al maschile… ci spiega il perché? “E’ vero. Perché penso che le donne siano per natura più accoglienti, più predisposte all’introspezione, e con una maggiore attenzione a ciò che sta accadendo. L’uomo è più orgoglioso, potente e questo lo distrae da quella sensibilità che serve per mettersi in gioco. Lo sguardo femminile è molto meno ingabbiato in un mentale claustrofobico e più propenso ad osservare gli altri, il mondo, e a porsi delle domande… anche questo non è un dictat è un mio modo di vedere, in generale, le cose, poi ognuno di noi è una persona, un soggetto, un individuo ed ognuno di noi ha la sua storia e le sue caratteristiche”.

Jasmine Trinca questa è stata sicuramente un’esperienza che è andata ben oltre quella di attrice, sia umanamente ma anche fisicamente… lei ha alcune scene che deve essere stato piuttosto duro girare e sostenere. Ci dica com’è andata? “Per quanto riguarda il lavoro fisico non è stato così duro come può sembrare vedendo il film, visto che ‘sfido’ una natura davvero potentissima, bellissima ma invadente e anche pericolosa come quella della foresta amazzonica. Umanamente è stato un film diverso da tutto quello che ho fatto fino ad ora. Noi abbiamo girato a Manaus in Brasile e in favelas vicino a Manaus dove gli Indios vivono in condizioni di grande miseria. Quindi il mio/nostro approccio è stato quello di andare in quel luogo il più innocenti possibile, aperti all’incontro con loro e, soprattutto, con un enorme rispetto delle persone e del luogo. Ed è stato tutto molto facile, perché loro ci hanno immediatamente accolto. Un giorno devi andare che è stato un film a livello produttivo difficilissimo perché costoso, girato in condizione sempre estreme, al contrario, per quanto riguarda la nostra integrazione con la gente del posto è stato facilissimo. Grazie a queste persone che vedete nel film, che recitano e che non hanno mai visto un film in vita loro, ho imparato a riconoscere il grande valore della vita nella semplicità”.

In particolare che cosa ha compreso delle esistenze difficile e problematiche di queste persone che però riescono a riconoscere un valore alla vita che noi diamo per scontato… “Il punto è – ci dice l’attrice – che Un giorno devi andare è un film sulla vita, questo è il tema. La ricerca del senso della nostra esistenza esaminato attraverso una giovane donna, come Augusta, il mio personaggio, che sta male. Ognuno di noi può avere la sua strada, c’è chi lo trova nella ricerca di Dio, chi nell’aiutare gli altri, chi non si pone proprio nemmeno la domanda… Lei parte da un’assoluta incapacità di capire come può superare il dolore che l’affligge e trovare la sua strada per poi arrivare a comprenderlo attraverso un lungo periodo di isolamento e un bambino che le corre incontro solo per abbracciarla e tornare dalla sua famiglia. Forse quello che è stato più duro e, che vi fa capire ancora meglio il tema del film, è che non avevo mai avuto così tanto tempo per pensare… pensare a me stessa, alla mia vita, a mia figlia di quattro anni, e questo è stato un regalo immenso. Noi non ci fermiamo mai, quindi i nostri pensieri sono sempre la ripetizione di qualcosa di già conosciuto, non siamo in grado di guardare con occhi nuovi, diversi… non ci diamo il tempo”.

Diritti questo film nasce da un precedente documentario che lei aveva già fatto sull’Amazzonia, che cosa l’ha colpita maggiormente degli Indios di Manaus, lo specifichiamo perché in realtà l’Amazzonia è immensa e tocca anche altri Paesi oltre il Brasile… “Quello che mi ha sempre colpito e impressionato è che il bene del singolo dipende dal bene della comunità. La loro vita è difficilissima e di certo non sono immuni dal progresso, dal capitalismo, che in continuazione cerca di spedirli in casette prefabbricate che sembrano dei campi di concentramento. Senza poi parlare di chi sfrutta la bellezza di quel luogo per far nascere hotel e resort di gran lusso. Quindi anche molti di loro sono attratti dal potere fare dei soldi e dal progresso ma la maggior parte non vuole perdere il loro senso di comunità che in parole semplici significa che il figlio di uno è il figlio di tutti, come accadeva un tempo anche qui quando si giocava in cortile. Si conoscono tutti e vogliono vivere insieme… tutto questo non li salva da brutture come il vendere un figlio per denaro o altre atrocità del genere ma vi è anche un’apertura, un’accoglienza, un calore, una felicità, un riconoscimento del valore di ogni singolo giorno … che noi di certo non conosciamo più…”.

Ricordiamo che Un giorno devi andare di Giorgio Diritti è stato l’unico film italiano passato per il Sundance Film Festival a gennaio raccogliendo ottime critiche e un buon successo di pubblico.

La pellicola uscirà il 28 marzo, per Bim Distribuzione con un centinaio di copie.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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