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Un enfant de toi: La Vita sullo Schermo!

Attualità, Conferenze stampa, Eventi, Interviste

15/11/2012

Sicuramente ci devono essere dei geni – nel senso di DNA - che mescolati insieme riescono a dare vita ad esseri umani con talenti e sensibilità particolari. Lou Doillon protagonista dello splendido film del padre Jacques, è la sorellastra di Charlotte Gainsbourg visto che la loro madre è Jane Birkin. Al di là dell’imbarazzante bellezza della ragazza, che di lavoro fa la modella, Lou ha dimostrato anche di essere una grande attrice. Quindi: Gainsbourg + Birkin + Doillon = una famiglia allargata, decisamente, al di sopra della media mondiale.

Un enfant de toi, in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma è stato scritto e diretto da Jacques Doillon. Ed è un lungometraggio di 140 minuti, composto da moltissimi piani sequenza e poco lavoro di montaggio, che ci mostra le relazioni umane nella loro più onesta e scarnificata realtà. In particolare il film si concentra sul rapporto di Aya, interpretata da Lou, con l’ex- marito Louis ovvero Samuel Benchetrit, la loro figlia Lina – impersonata da una bambina di una bravura e di una intelligenza davvero impressionanti - Olga Milshtein e dell’attuale compagno di Aya, Victor, recitato dall’attore Malik Zidi.

Aya e Louis sono separati da molto tempo, e hanno una figlia di 7 anni, Lina. Oggi Aya vive con Victor, da cui vorrebbe un figlio. Louis, invece, sta con Gaëlle, che è la sua fidanzata, ma niente di più. Attraverso nove incontri segreti organizzati da Aya, nel film si narra la storia della passione rinata tra una donna e un uomo che, divisi tra sciarade romantiche e la ricerca di un’armonia "permanente", ricominciano a frequentarsi da amanti.

Un enfant de toi è un film di sceneggiatura, che tutti gli attori hanno rispettato alla lettera, con lunghi dialoghi e concetti di una verità sconcertante. La verità di chi ha scelto di vivere con coscienza e consapevolezza il rapporto con sé stesso e con gli altri. Forse è questo il motivo per il quale molti spettatori sbuffavano in sala… essere messi davanti alla realtà vuole dire accettare di mettersi in gioco, di abbandonarsi all’unica certezza che abbiamo nella vita: che tutto cambia in continuazione. E Doillon ha fatto un lavoro di scrittura e di riprese veramente encomiabile.

Sono arrivati al Festival, il regista accompagnato dalla figlia Lou e, alla domanda se questo è un film sui complotti umani, Doillon afferma: “Un enfant de toi è sostanzialmente la storia di una donna che vive una battaglia sentimentale ed emotiva senza utilizzare alcun schermo protettivo o sotterfugio. Quindi è una lotta, una battaglia continua con sé stessa, con la figlia, con i due uomini con i quali condivide la sua esistenza, insomma, con la vita intera. E di conseguenza quelli che hanno a che fare con lei, fanno la stessa cosa. Ho cercato di mettere più a nudo possibile, di analizzare, di cercare di capire, come funzionano i rapporti umani, che poi costituiscono oltre che la nostra vita, la società che costruiamo e, quindi, il mondo nel quale viviamo. Per fare ciò oltre a lavorare moltissimo alla sceneggiatura, ho girato quasi tutto in piano sequenza, perché volevo che il film prendesse vita sul set – come ci ha insegnato André Bazin – e non più di tanto in sala di montaggio”.

Lou Doillon com’è stato lavorare con suo padre? “Bellissimo ma dico questo perché amo il suo cinema e il suo modo di vedere la vita. Mio padre è come un pittore che mette su una tavolozza tanti colori e poi dà pennellate allo schermo e il tutto si compone in un quadro. Inoltre il personaggio di Aya è una donna che ho amato molto perché è così vera nella sua totale imperfezione, come sono gli esseri umani. Non si nasconde mai, e non lo fanno nemmeno Louis e Victor, tantomeno sua figlia Lina che ha dalla sua parte l’innocenza che noi adulti abbiamo perso. Nella vita passi da momenti molto violenti a fasi più armoniose, combattiamo battaglie di una crudeltà inumana soprattutto nei confronti delle persone che amiamo. Siamo terribili. E questo è avvenuto anche sul set per questo motivo, credo che Un enfant de toi, riesca a rimandare allo spettatore tutti quegli tsunami di sentimenti che, quotidianamente, ci travolgono. La vita è movimentata, cambia in ogni istante, perché noi cambiamo i nostri sentimenti e il nostro modo di relazionarci con gli altri in continuazione. Anche perché commettiamo il grosso errore di pensare e basta, senza lasciarci andare all’istinto e alle vere emozioni. Ma noi non siamo solo i nostri pensieri, siamo molto di più e Aya è alla ricerca di uscire da questo guscio solo mentale”.

Doillon, lei ha lavorato spesso con i bambini. Ponette è un film fantastico che tutti ci ricordiamo. Qui c’è un’altra bambina straordinaria… a parte questa connessione in che rapporti è con i maestri della Nouvelle Vague che l’hanno preceduta? Trovo che la stragrande maggioranza di loro siano stati dei registi straordinari, incredibili, ma non c’è motivo che questo lo ribadisca io. Avendo conosciuto molti di loro, anche se alcuni in maniera piuttosto superficiale, debbo però dire che il mio cinema non ha molto a che fare con quello della Nouvelle Vague. Io, ad esempio, lavoro con i bambini in una maniera completamente diversa da quella utilizzata da François Truffaut. Adoro Eric Rohmer ma il mio modo di lavorare con gli attori e il suo non possono essere più lontani. Non so, penso che il mio cinema si inserisca tra un cinema classico e quello d’autore, ma che sia decisamente molto mio e poco paragonabile a quello di altri cineasti. Non lo dico per presunzione perché ovviamente anche io ho registi che adoro, vedi Bergman, e che sicuramente mi influenzano, ma poi il risultato finale è completamente diverso da quello che hanno fatto gli artisti che maggiormente amo. Inoltre devo dire che i miei film sono influenzati moltissimo da tutti i tipi di arte: la musica, la pittura, la letteratura. Adoro Benjamin Constant che è stato uno scrittore, un politico, uno scienziato, un grande intellettuale. Ho cercato di leggere e documentarmi il più possibile su di lui e, senz’altro, la sua figura mi è entrata dentro... detto ciò, lancio solo un appello: riscoprite Constant, perché è indubbiamente conosciuto, ma non quanto merita”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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